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12.09.2026

Un precario con quarto figlio in arrivo e mille euro al mese di cui 200 spesi in benzina: “Inizierò con la stessa stanchezza mentale di sempre”

Ancora storie di docenti con abilitazioni e titoli costretti purtroppo, ancora, a vivere nel precariato, con poco più di mille euro al mese come stipendio. L’ultima proviene dalla Puglia: un 33enne, al suo sesto anno di precariato, sta per accogliere il suo quarto figlio.

Come riporta La Repubblica, il docente quest’anno ha ottenuto due supplenze in due alberghieri diversi, a Trani e Canosa, distanti fra loro circa 40 chilometri. Ecco come sta per iniziare l’anno scolastico: “Con la stessa stanchezza mentale di sempre. Ogni settembre si ricomincia da capo: graduatorie, domande, preferenze, attesa, algoritmo. E poi scopri dove dovrai andare a lavorare. È un copione che conosco a memoria, ma non mi ci sono mai abituato”.

Cosa rimane in tasca?

Lo stipendio non è altissimo: “Circa 1.050 euro netti al mese. Ma non sono davvero 1.050 euro. Il diesel è stabilmente sopra i 2,15 euro al litro. Sei litri al giorno, quattro giorni a settimana: sono già oltre 200 euro al mese solo di carburante. Poi c’è l’usura della macchina, i tagliandi, le gomme, l’assicurazione, per ottocento chilometri al mese solo per andare a lavorare. Alla fine se ne vanno quasi 450 euro. Restano poco più di 600 euro per vivere. In cinque, fra pochi mesi in sei. Senti tutti questi dibattiti in televisione, gli slogan sulla natalità, sugli aiuti alle famiglie. E ti guardi in tasca. La distanza tra quello che si dice e quello che si vive è enorme”.

Troppe spese

“C’è il mutuo della casa, la finanziaria per la macchina, le assicurazioni per le due auto, perché io e mia moglie siamo entrambi docenti e dobbiamo spostarci. Poi la luce, il gas, i pannolini dei bambini. Ogni volta dobbiamo farci bene i conti, davvero bene. Non c’è margine per l’imprevisto. Non sto chiedendo a nessuno di regalarmi qualcosa. Ho studiato, mi sono abilitato più volte, ho vinto un concorso. E amo la scuola: lo scambio culturale che c’è qui non lo cambierei per nulla al mondo. Sto chiedendo semplicemente di poter lavorare, e di poter mantenere la mia famiglia facendo quello che so fare meglio”, ha concluso con amarezza.

Dad a maggio a causa della crisi energetica in corso per risparmiare su riscaldamenti e benzina? L’allarme è stato lanciato la scorsa primavera da Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Quest’ultimo ha chiarito la sua posizione il 10 aprile, ospite insieme al pedagogista Daniele Novara, nel corso di un talk organizzato dalla Tecnica della Scuola per parlare proprio di questo tema. Ecco le sue parole: “Voglio chiarire un equivoco che si è creato: noi abbiamo fatto una denuncia, non una richiesta o un avvertimento. Abbiamo detto ‘Stiamo attenti’. Quando si parla di crisi energetica bisogna prestare attenzione perché in molti paesi del mondo si stanno già introducendo restrizioni sulla circolazione o sull’utilizzo dei mezzi; altrove alcune università hanno chiuso per spostare le lezioni a distanza”.

“Ricordo quando io stesso ero precario e lavoravo fuori sede: dividevamo la macchina in cinque per risparmiare, perché non potevamo permetterci di lasciare l’intero stipendio nel serbatoio per percorrere 150 km al giorno. Nel contratto dei metalmeccanici è prevista una diaria per chi lavora lontano da casa; nella scuola invece, nonostante l’alto numero di precari e pendolari che si spostano dal Sud al Nord, non c’è ancora una misura strutturale. Servono risorse ad hoc dal Ministero dell’Economia per garantire un’indennità di sede. Ad oggi abbiamo ottenuto solo piccoli risultati, come l’indennità per le piccole isole o agevolazioni per le zone montane, ma si tratta di azioni episodiche che andrebbero inserite in una regia complessiva di welfare contrattuale”.

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