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Assistenti italiani all’estero, promuovono il nostro Paese in Europa ma il loro lavoro non viene considerato

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C’è malumore fra gli assistenti di lingua italiana all’estero che nelle scorse settimane hanno concluso il loro lavoro in un Paese europeo.
Ed è possibile che, a queste condizioni, in futuro sia più difficile trovare giovani laureati disposti a lavorare fuori dall’Italia.

Ne parliamo con Chiara De Salvo e Antonella Sireno che nel 2020/21 hanno prestato servizio in Francia, rispettivamente nelle scuole di Poitiers e di Bordeaux.

Innanzitutto ci spiegate chi sono gli assistenti di lingua italiana all’estero?

Chiara De Salvo
Sono giovani con meno di 30 anni che decidono di partecipare ad un bando che viene pubblicato ogni anno dal Ministero dell’Istruzione. Per partecipare bisogna essere laureati in discipline umanistiche ed essere disponibili a lavorare in uno dei Paesi europei che aderiscono al progetto (Francia, Belgio, Spagna, Irlanda, Austria, Germania e Regno Unito).

Ma in cosa consiste il lavoro dell’assistente?

Antonella Sireno
Si tratta di svolgere attività di promozione della lingua e della cultura italiana; si lavora all’interno delle scuole di questi Paesi ospitanti, scuole primarie, scuole medie o anche licei.
Nel nostro caso, per esempio, abbiamo lavorato in scuole superiori.

Chiara
Noi siamo state in Francia per 7 mesi, il nostro contratto è iniziato il primo ottobre e si è concluso il 30 aprile e prevedeva 10-12 ore settimanali di lavoro.

Nel concreto cosa avete fatto?

Chiara
Io ho supportato l’attività di 4 docenti titolari della cattedra di italiano; per lo più lavoravo con piccoli gruppi; le classi erano composte da venti studenti, io lavoravo con una decina di loro e facevo soprattutto attività di conversazione su temi di vario genere, per esempio ho parlato delle tradizioni legate al Natale; ho fatto persino una “lezione” sul Festival di Sanremo.
Il mio incarico si è concluso a fine aprile e così negli ultimi giorni ho parlato anche della Resistenza e della Festa nazionale del 25 aprile.

Antonella
Io lavoravo su tre scuole diverse, ho puntato molto sulla conoscenza delle diverse regioni italiane soprattutto con lo scopo di far comprendere che l’Italia è un Paese molto vario, con ambienti e tradizioni culturali, artistiche e anche gastronomiche molto diverse fra di loro.

Immagino che ci siano stati anche dei momenti in cui sono stati i ragazzi francesi a raccontare a voi aspetti significativi della cultura del loro Paese

Antonella
Certamente, ed è stato questo un aspetto assolutamente interessante e stimolante per noi. E’ stato per entrambe uno scambio culturale molto significativo.
Senza trascurare il fatto la differenza di età fra noi e gli studenti era piuttosto ridotta e quindi si sono creati anche rapporti umani e di amicizia.

Cosa vi ha colpito dell’ambiente scolastico?

Chiara
Lavorando in una scuola francese ti rendi conto che la Francia è un paese estremamente multiculturale, dove ero io c’erano molti studenti di origini tunisine e algerine o comunque nord-africane che oltre al francese per parlano l’arabo.
Questo significa che quando parlavo di certi argomenti con loro, per esempio il Natale, dovevo prestare molta attenzione.
Questo perché la Francia ha fatto della laicità un proprio tratto distintivo.

Cosa volete dire con questo?

Antonella
In Italia ci sono questi dibattiti continui su questioni religiose, ci si chiede per esempio se bisogna tenere il crocifisso in classe oppure no; in Francia questo quesito non esisterebbe mai perché il crocifisso in classe non è proprio contemplato.

Veniamo all’ultima questione, che è sicuramente quella che sta particolarmente a cuore a voi e anche a tanti altri giovani che hanno deciso di intraprendere questo percorso.
In che modo viene riconosciuto il vostro lavoro ai fini del conferimento di incarichi nella scuola italiana?

Chiara
Fino ad alcuni anni fa per ogni anno di assistentato venivano attribuiti 3 punti nelle graduatorie per le supplenze.
Adesso non viene riconosciuto nessun punteggio  a seguito di una decisione assunta dalla ministra Lucia Azzolina.
E questo ci sembra davvero ingiusto.

Perché parlate di ingiustizia?

Antonella
E’ ingiusto perché l’assistente è un vero e proprio ambasciatore della la lingua e della cultura italiane all’estero.
Gli assistenti promuovono la nostra lingua e la nostra cultura e questo produce un ritorno anche sul piano economico per il nostro Paese.

Chiara
E’ ingiusto perché noi assistenti trasmettiamo anche amore per il nostro Paese. Gli studenti che entrano in contatto con noi si innamorano dell’Italia, se poi conseguono l’Esabac il loro titolo di studio può essere speso anche in Italia, magari alcuni di loro possono decidere di proseguire gli studi in una nostra Università.
Più semplicemente molti di loro possono decidere di venire a fare una vacanza in Italia.
E’ stata fatta una stima che secondo cui la vittoria della nazionale italiana agli europei produrrà una crescita del PIL; bene, direi che lo stesso discorso potrebbe valere anche per gli assistenti all’estero.
L’aspetto più iniquo è che finora questo servizio è sempre stato considerato, secondo noi ci deve essere una normativa uniforme; non si può far dipendere il punteggio dagli umori del ministro di turno.

Antonella
Oltretutto la cosa incomprensibile è che a fine anno noi abbiamo ricevuto un attestato di fine servizio in cui vengono riconosciute quelle ore di assistentato all’estero. E l’attestato, è bene precisarlo, viene rilasciato dal nostro Ministero e non da una autorità di un altro Paese.