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Autismo e scuola: in un istituto pubblico un 17enne trova un’inclusione concreta

Una famiglia dell’hinterland milanese racconta a Quotidiano.net un’esperienza di inclusione scolastica riuscita. Protagonista, un ragazzo di 17 anni con autismo severo e moderato ritardo cognitivo che da due anni frequenta un istituto professionale statale, indirizzo servizi sociali.

La scelta della scuola superiore avveniva in un contesto complesso: i genitori riferiscono difficoltà frequenti nel reperire istituti adatti per studenti con disabilità grave, tra carenze di personale di sostegno, scarsa formazione e ore di educatori limitate. L’iscrizione è avvenuta senza aspettative particolarmente elevate, con l’obiettivo principale di garantire un percorso minimo di autonomia.

All’avvio della frequenza, l’istituto ha predisposto un Piano educativo individualizzato con copertura dell’intero orario scolastico ridotto. Il ragazzo è seguito da due docenti di sostegno e un’educatrice che operano in alternanza. Alcune materie sono affrontate tramite programmazione semplificata, altre in parallelo al programma della classe, con adattamenti.

Sul piano della socializzazione, sono state avviate attività integrate. In palestra, un docente ha introdotto esercizi personalizzati basati sulle capacità motorie dell’alunno, coinvolgendo anche due studenti che operano come tutor. Questo ha favorito interazioni spontanee tra pari e una partecipazione più stabile alla vita di classe. Una parete d’arrampicata inutilizzata è stata riattivata per una lezione dimostrativa, alla quale hanno assistito alcuni studenti dell’istituto.

L’educatrice di riferimento sostiene le comunicazioni con i compagni, facilita le relazioni e coordina le attività di classe che coinvolgono l’alunno. È stato assegnato anche un incarico operativo: accompagnare sporadicamente una compagna con disabilità motoria, sotto supervisione, al fine di esercitare responsabilità e attenzione.

Sono previste anche uscite mirate per sviluppare autonomie di base: una volta alla settimana, l’alunno si reca al bar vicino alla scuola con un docente per esercitare interazioni funzionali, come ordinare e pagare in autonomia. Secondo la famiglia, queste attività hanno favorito progressi nella gestione degli scambi comunicativi essenziali.

La madre riferisce che il figlio mostra entusiasmo nel frequentare la scuola e manifesta interesse costante nelle giornate di lezione. L’esperienza viene descritta come positiva anche dal punto di vista della collaborazione tra personale scolastico e famiglia, indicata come elemento decisivo per la continuità del percorso.

La famiglia ha scelto di rendere pubblica la testimonianza per segnalare un caso che, a loro giudizio, rappresenta un esempio funzionante di inclusione scolastica in presenza di una disabilità grave, pur in un contesto che presenta ancora criticità diffuse a livello nazionale.

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