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14.04.2026
Aggiornato alle 12:16

Indicazioni Nazionali primo ciclo, latino alle medie: voto a sé, non toglierà ore ad italiano. Ma chi dovrà insegnarlo?

Le Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, che interessano scuole primarie e secondarie di primo grado, entreranno in vigore ufficialmente il prossimo 1° settembre, mentre c’è grande attesa per quelle relative al secondo ciclo, che interessano le scuole secondarie di secondo grado.

Ricordiamo che, secondo quanto previsto, dal 2026 le scuole secondarie di primo grado offriranno il Latino per l’educazione linguisticacome disciplina opzionale. Ma come si svolgerà? A rispondere a vari dubbi è stato, su Italia Oggi, lo stesso professor Andrea Balbo, Coordinatore della sottocommissione di latino per la revisione delle Indicazioni nazionali.

Come funzionerà

Intanto, la nuova materia sarà introdotta nelle classi seconde e terze per un’ora alla settimana in forma opzionale. Nell’anno 2026-27 le famiglie potranno optare per inserire questa disciplina o all’interno dell’area di lettere o come ora aggiuntiva, a seconda della proposta dell’istituto.

Ecco le parole dell’esperto: “Chiariamo subito un punto essenziale. Reintrodurre il latino – per chi lo vuole e mi auguro che lo vogliano in tanti – non vuol dire togliere ore a italiano o alle altre discipline umanistiche, ma significa aggiungere competenze, rafforzare le conoscenze, perfezionare la qualità espressiva e la ricchezza dei contenuti, organizzare in maniera ancora più robusta pensiero e ragionamento, offrire un ulteriore spazio di inclusione anche a coloro che non sono italofoni di partenza”.

“In teoria, è possibile già fin da ora nelle scuole italiane inserire corsi volontari di latino o, stando alle precedenti indicazioni nazionali, introdurre elementi di latino nell’italiano, ma, nella realtà dei fatti, i numeri di classi in cui si esercita la prima opzione sono veramente minimi e poco rilevanti e gli insegnanti di italiano che riescono ad affrontare il tema del passaggio dalla lingua antica a quella moderna sono pochissimi”.

Come sarà valutata?

Come sarà valutata questa nuova materia? “Il LEL avrà una valutazione indipendente, perché possa dispiegare le sue potenzialità didattiche anche in relazione con l’educazione civica, la storia, la geografia, l’arte e immagine e le lingue straniere e la religione, assumendo il ruolo di uno strumento metacognitivo di straordinaria potenza. Il latino aiuterà l’italiano a costruire quell’intelaiatura concettuale che consente la pratica corretta di una lingua: il LEL potrà potenziare l’attenzione alla precisione linguistica, alla correttezza grammaticale e si farà sostegno nel tentativo di superare molte sciatterie linguistiche, in piena coerenza con una riforma che vuole sottolineare il rigore e l’attenzione a un rapporto virtuoso tra forma espressiva e sostanza concettuale. Inoltre il LEL vuole contribuire al recupero della dimensione diacronica nell’apprendimento”.

“Studiare il LEL vorrà dire apprendere una lingua, ma soprattutto e contemporaneamente acquisire consapevolezza di una civiltà, fatta di parole, che continua nel mondo di oggi attraverso concetti come «repubblica (res publica)», «libertà (libertas)», «scienza» (scientia), espandendosi nel diritto, nella storia, nel mito, nella stessa nozione di Europa e nella capacità di dialogare con le discipline di scienze dure e con l’informatica.

Dopo decenni di assenza è una grande opportunità tornare ad assaggiare il latino, se mi può essere consentita la metafora, e riscoprire che è una lingua appassionante, che è parte strutturale dell’italiano, come hanno dimostrato gli studi di linguistica e come il buon senso ci dice. Proprio per questo non è un salto nel passato, ma un balzo nel futuro, perché solo una solida competenza linguistica rafforzata da fondamenti storici può consentire, nell’era dell’intelligenza artificiale, di affrontare con strumenti solidi il futuro. Un’ora è poca? Anche poco è meglio di niente, e in realtà, a ben guardare, non è nemmeno poco, perché parliamo di 33 ore annue moltiplicate per due. Se si vuole si può fare molto, anche con l’aiuto degli strumenti multimediali con i quali le lingue classiche dialogano fruttuosamente da almeno 60 anni”, ha aggiunto l’esperto.

Docenti a parte?

Ma chi dovrà insegnarlo? “In attesa di future revisioni delle classi di concorso, certamente ci sono molti docenti già ora nelle scuole secondarie di primo grado che hanno l’abilitazione per il latino o hanno le competenze adeguate acquisite in specifici percorsi universitari. Sarà però necessario, per le scuole nel cui organico non ci sono queste figure, che si creino reti con altri istituti del primo grado di istruzione o, ancora, con licei, in modo tale da avere a disposizione personale dotato di competenze aggiornate.

Già ora in tutta Italia si stanno sviluppando esperienze di questo tipo ed è auspicabile che aumentino. Si tratta di partire bene, con impegno, con il piede giusto, nella direzione di una straordinaria avventura di conoscenza”, ha concluso.

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