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Avvolta nel buio la tragica morte dello studente volato già dal quinto piano dell’hotel

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“Se c’è un terrore, un’angoscia che mi perseguita, un male che non passa e non mi è mai passato nei miei 36 anni di lavoro, prima come docente e poi da dirigente, è che a un ragazzo o a una ragazza in visita di istruzione possa accadere ciò che è accaduto a Domenico Maurantonio”. Così esordiva qualche giorno fa Aluisi Tosolini sul blog ‘postato’ sulla ‘Tecnica della Scuola’, parlando della vicenda “dello studente di Quinta del liceo Scientifico Ippolito Nievo di Padova morto tragicamente a Milanoprecipitando dal quinto piano di  un albergo”, da dove i giovani si recavano per visitare l’Expo.

A distanza di quasi due settimane da quel c’liccatissimo’ articolo, e di venti giorni dall’accaduto, ancora non si conoscono le ragioni della morte di Domenico. Le indagini non hanno portato a nulla di concreto, almeno ciò è quanto trapela. È significativo il fatto che un paio di giorni fa la squadra mobile di Padova, su mandato della mobile di Milano, abbia ritenuto utile convocare e ascoltare una decina di studenti della 5F, l’altra classe che era in gita a Milano nel fine settimana in cui ha parso la vita il giovane. Rimane infatti un mistero quel “buco” temporale compreso tra le 5 e le 7 del mattino, in cui nessuna delle persone fino ad ora sentite sembra ricordarsi nulla.

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Così, crescono i pensieri cattivi. Anche da parte dei genitori del ragazzo che non c’è più. “Visto il contesto della finestra da cui una persona, in qualunque condizione, non poteva cadere, l’unica ipotesi è che sia stato spinto giù”, ha detto Antonia Comin, la mamma di Domenico Maurantonio, in una intervista a NewsMediaset, che ha diffuso una anticipazione.

 

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“Domenico – dice la madre – non era tipo da farsi coinvolgere in bravate con equilibrismi su cornicioni o davanzali, men che meno al quinto piano. Sarebbe un altro comportamento anomalo che non è assolutamente in linea con il suo modo di essere. Io vedo un gesto veramente crudele, con un fine ben preciso. Purtroppo è così. Si tratta di capire chi ha messo in atto questo gesto e perché. Non so cosa pensare: se è stato uno scherzo, è uno scherzo crudele, disumano, messo in atto con l’intenzione di colpire in modo estremamente grave”.

Anche il padre Bruno non si dà pace per la mancanza di informazioni: “non riesco a capire perché continua ad esserci una versione secondo la quale nessuno era presente, nessuno ha sentito, nessuno ha visto che appare alquanto improbabile”.

Chi non crede all’omertà dei compagni, invece, è Maria Grazia Rubini, il dirigente scolastico del liceo scientifico Nievo: “i ragazzi sono distrutti e affranti, hanno perso un loro compagno e amico. Non sono i farabutti omertosi che qualcuno vuole dipingere. Sono distrutti da un dolore che è secondo solo a quello della perdita di un membro della propria famiglia. Non voglio dire niente. Solo che siamo profondamente e affettuosamente vicini alla famiglia”.

Intanto, cresce l’interesse, sempre sul fatto oscuro accaduto a Milano a metà maggio, tra il “popolo” dell’on line. Qualche giorno fa sono stati costituiti i gruppi aperti su Facebook “Domenico Maurantonio”, “Vogliamo verità e giustizia su Domenico Maurantonio” e “Solidarietà con i genitori di Domenico Maurantonio”. In queste ore è stato anche aperto “Domenico Maurantonio vittima del bullismo?”.

È un’ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti. Assieme a molte altre.

 

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