Sempre online, ma sempre più soli. È il paradosso che emerge dall’indagine dell’Osservatorio Generazioni Connesse, realizzata per il Safer Internet Day 2026 su 1.630 studenti delle scuole secondarie italiane. Il tempo trascorso in Rete resta elevato: il 38% supera le cinque ore al giorno, mentre solo il 19% riesce a stare sotto le due. Eppure, il 75% degli adolescenti dichiara di sentirsi spesso o almeno qualche volta solo. I social non sono più principalmente luoghi di aspirazione o imitazione di influencer, ma diventano sempre più spesso “riempitivi” contro la noia quotidiana. Una presenza digitale costante che non colma il vuoto relazionale e che, anzi, alimenta un senso diffuso di insoddisfazione.
In questo scenario si inserisce un dato nuovo e significativo: il 26% dei ragazzi utilizza l’Intelligenza Artificiale per parlare di sé e dei propri problemi, soprattutto nei momenti di tristezza. Quasi uno su due afferma di conoscere amici che si confidano con i chatbot. L’IA viene percepita come uno spazio emotivamente protetto: per il 65% permette di esprimersi senza vergogna, per il 57% senza paura di essere giudicati. Non è la tecnologia in sé il problema, ma i vuoti relazionali che va a colmare. A rendere il confronto umano più difficile contribuiscono anche relazioni sentimentali sempre più controllanti, in cui non sono rare richieste di password o di geolocalizzazione costante. Di fronte a legami vissuti come invasivi, il dialogo con un algoritmo può apparire paradossalmente più libero.
Nonostante tutto, gli adolescenti mostrano una forte consapevolezza. L’84% pensa di trascorrere online più tempo di quanto vorrebbe e il 62% chiede di imparare come ridurlo. L’Intelligenza Artificiale è già ampiamente usata per lo studio, ma cresce anche il desiderio di comprenderne l’impatto sulle persone e sulle relazioni. La sfida educativa non è più solo prevenire i rischi della Rete, ma promuovere benessere relazionale, capacità di autoregolazione e uso critico delle tecnologie emergenti. Scuola e adulti di riferimento sono chiamati a un compito decisivo: non vietare, ma accompagnare, offrendo spazi di ascolto e di riflessione che aiutino i ragazzi a non cercare negli algoritmi ciò che dovrebbe nascere nelle relazioni umane.