Breaking News
11.02.2026

Valditara: “L’IA e il cellulare rendono tutto facile. La fatica nella formazione di un giovane è importante”

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha partecipato oggi, 11 febbraio, al convegnoLibro, carta e penna. Il valore della lettura e della scrittura su carta nell’era dell’IA”, organizzato presso la sede del MIM, moderato da Andrea Cangini, Segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi per Studi di Politica, Economia e Storia e Direttore dell’Osservatorio Carta, Penna e Digitale.

Ecco il discorso del ministro: “Ci sono molti studenti che mi dicono che quando ho mandato questa circolare si sono sentiti in crisi perché non potevano usare il cellulare ma che ora si sentono molto meglio. Si è recuperato il senso delle relazioni con i compagni”.

Valditara ha citato vari scrittori come Proust e Borges e ha aggiunto: “A cosa serve veramente l’essere umano? Senza i libri rischiamo di essere indifferenti, di essere sonnolenti, di non avere empatia e vitalità. Il libro serve a guardarci dentro. La lettura e la scrittura esercitano tutta l’area cerebrale, il cellulare soltanto una parte. Ecco perché incide sulla concentrazione, sull’attenzione, sulla fantasia. Il libro sollecita i cinque sensi”.

“Il tema della mano: si è persa la manualità, è importante tornare a valorizzare la mano, la carta e la penna. Poi ci lamentiamo se i nostri ragazzi disdegnano il lavoro, la manualità. Invece riportiamo la bellezza della manualità e del lavoro nelle scuole. L’importanza della fatica nella formazione di un giovane, invece l’IA, il cellulare rendono tutto facile, tutto dovuto. Il facilismo educativo? Ci vuole un po’ di fatica, la vita non sarà facilismo. Se la scuola non ti insegna ad affrontare le difficoltà nella vita non ce la farai, sarai sempre fragile”.

“I social stimolano aggressività”

“I social stimolano aggressività: da quando si sono diffusi c’è un’impennata di bullismo, di violenza. Stimolano disinteresse, bullismo, scarsa empatia. Avevo docenti, prima di emanare la circolare, che mi dicevano di vedere tutti gli studenti col telefono. Non siamo più abituati a sopportare i no, ci hanno abituati a considerarlo castrante, oppressivo. Se mettiamo insieme tutti questi elementi ci rendiamo conto da dove proviene il disagio giovanile. Credo che questa sia stata una delle più grandi rivoluzioni che abbiamo avviato nella nostra scuola. Abbiamo semplicemente ripristinato il valore del buon senso”.

“Insegnare la cultura del rispetto? Dal 2024 abbiamo diffuso le nuove linee guida di Educazione Civica, lo abbiamo segnalato nei nuovi programmi nazionali. La formazione sull’uso digitale? Sempre nelle nuove linee guida, nei nuovi programmi nazionali. Metà delle classi sono già digitalizzate, abbiamo investito nella formazione dei docenti. Le scuole devono insegnare soprattutto i rischi degli strumenti digitali, non solo l’uso corretto. Noi i compiti a casa li abbiamo fatti”.

“Abbiamo vietato il cellulare anche nell’intervallo, per sviluppare intelligenza pratica, relazioni, per disintossicare i nostri giovani. Abbiamo ripristinato il diario cartaceo, che responsabilizza lo studente. Nei nuovi programmi abbiamo messo al centro l’obbligatorietà del corsivo, che vuol dire ‘controllati’, non è la voce urlata dei social. Qualcuno mi ha chiamato fascista perché obbligo alle poesie a memoria”.

Arriva un questionario per le scuole

“Gli apprendimenti tramite cellulare sono peggiori, anche nelle materie Stem. Li abbiamo vietati per la salute psichica ma anche per favorire le relazioni, tornare a essere umani. La scuola deve insegnare la libertà, e ciò significa non essere schiavi di nulla”.

“Concludo: il cellulare danneggia la memoria. Ciò vuol dire attentare alla nostra storia, al nostro passato, alla nostra identità. Guai a farlo. Sta per partire un questionario dedicato a tutte le scuole per sapere come funziona la circolare del divieto di cellulare, come viene realizzata la prescrizione”, ha concluso Valditara. “

Carta e penna, più concentrazione?

Qualche mese fa abbiamo intervistato Pierluigi Brustenghi, neurologo e psicoterapeuta impegnato attivamente in centri medici ospedalieri umbri, che ha parlato dell’importanza della scrittura a mano a scuola. “Le tecnologie precocemente utilizzate e abusate – ha spiegato il medico – possano danneggiare le connessioni cerebrali. Oggi noi abbiamo dei bambini che già ad uno o due anni usano iPhone e tablet: questo altera le loro connessioni sinaptiche e stimola dei centri che sono molto istintuali e poco riflessivi: se questo abuso viene poi portato avanti dieci-venti anni, senza un controllo dell’adulto, i problemi possono essere notevoli”.

Secondo il medico, alla lunga quello che si produce, con segni evidenti nelle scuole superiori, sono “cali di attenzione, memorizzazione, pensiero critico, pensiero analitico e soprattutto di pazienza cognitiva, cioè i ragazzi non hanno più la pazienza di tollerare una difficoltà, amano subito andare a un risultato e spesso lo trovano nello schermo online. Il libro sarebbe per il cervello una bella medicina, perché ci sono molte aree diverse che si attivano e ciò che io apprendo sul cartaceo rimane più impresso”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate