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Baby prostitute: la Cassazione conferma le condanne

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La Cassazione conferma le condanne per sfruttatori, clienti, genitori delle due adolescenti scolare che invece di andare a scuola si prostituivano in un appartamento dei Parioli.

Solo nei confronti di uno dei clienti i giudici hanno deciso di annullare la condanna e rinviare ad altra sezione della Corte d’appello di Roma.

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Definitive, invece, tutte le altre condanne, mentre rimane pesante quella nei confronti del  ‘dominus’ del giro di squillo che comprendeva le due ragazzine che all’epoca dei fatti avevano 14 e 15 anni: dovrà scontare nove anni e quattro mesi di carcere.

Confermati anche i sette anni per un militare ritenuto tra i gestori del giro di prostituzione: fu lui, stando all’inchiesta, a rispondere all’annuncio lasciato dalle ragazze su un sito internet (cercavano un lavoretto per poter andare in vacanza) e ad ‘iniziarle’ all’attività di prostituzione.

 

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Sei sono invece gli anni che dovrà passare in prigione Sabrina D.S., la madre di una delle due ragazze che, scrisse il Gip nella sentenza di primo grado, aveva un’unica preoccupazione: “non farsi domande” sulla provenienza dei 150-200 euro al giorno che la figlia le dava. “La discesa della quattordicenne nel mondo della prostituzione – scrisse ancora il giudice – non è avvenuto all’insaputa della madre ma, anzi, è stata incoraggiata per fini economici poiché sui proventi dei rapporti sessuali della figlia la madre faceva affidamento, tanto da allarmarsi per la sospensione degli introiti”.

E’ anche questo il motivo che spinse il giudice a definire quanto emerso dall’inchiesta un quadro “desolante di superficialità e cinismo che accomuna organizzatori e clienti”.

Tutti i ricorsi dei condannati sono stati dichiarati “inammissibili” o “rigettati”. Nella sua requisitoria, il sostituto procuratore della Cassazione aveva sottolineato che gli imputati erano “consapevoli” della minore età delle due ragazzine, del fatto che “andavano a scuola” e “non avevano la patente”.

Per alcuni imputati c’è stata la condanna anche per cessione di droga. La vicenda si è svolta tra gennaio 2012 e marzo 2013 e venne alla luce dopo la denuncia dell’altra madre, che si era invece insospettita dei tanti soldi a disposizione della figlia e degli strani messaggi che riceveva.

L’indagine che ne è seguita ha svelato che i clienti delle ragazze – consapevoli o meno – erano almeno una sessantina