BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
18.04.2026

Docente con disabilità derubata della carrozzina a Milano, Pesavento (CNDDU): “L’autore del gesto la restituisca”

Una docente di filosofia di Barletta, Valeria Scommegna, 27 anni, è stata vittima del furto della propria carrozzina – strumento indispensabile per la sua autonomia personale, professionale e relazionale – mentre si trovava a Milano. A denunciare l’accaduto è stata lei stessa, attraverso TikTok e Instagram, con centinaia di migliaia di condivisioni, evidenzia una reazione collettiva rilevante. Un bell’esempio di solidarietà digitale che tuttavi, secondo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, non deve far perdere di vista la profondità del problema.

“Alla docente va la piena e convinta solidarietà del Coordinamento, che si unisce alle numerose attestazioni di vicinanza espresse in queste ore, riconoscendo nella sua reazione composta e lucida un esempio significativo di responsabilità civile e consapevolezza dei diritti”, scrive in una nota il presidente Romano Pesavento. “Ciò che emerge non è soltanto un gesto individuale riprovevole, ma una fragilità più ampia nel riconoscimento concreto dei diritti. Il furto di una carrozzina non è assimilabile ad altri reati contro il patrimonio. Esso incide direttamente sulla possibilità di una persona di autodeterminarsi, di lavorare, di muoversi liberamente, di vivere una quotidianità dignitosa. Privare qualcuno di questo strumento significa, di fatto, sospendere temporaneamente la sua cittadinanza attiva”.

“In tale prospettiva, l’atto assume una dimensione che interroga non solo la responsabilità individuale, ma anche il livello di maturità etica della comunità in cui si verifica”, prosegue il docente. “Il CNDDU rivolge un appello chiaro e diretto all’autore del gesto: la restituzione della carrozzina rappresenterebbe non soltanto un atto di riparazione materiale, ma un gesto di responsabilità che restituirebbe immediatamente dignità e autonomia alla persona colpita. Restituire significa riconoscere il danno arrecato e interrompere una lesione che, diversamente, continua nel tempo. Particolarmente rilevante è la postura assunta dalla vittima, che ha scelto un linguaggio misurato, orientato alla comprensione e non alla contrapposizione”.

“Tale atteggiamento, pur rappresentando un esempio di alto senso civico, non deve attenuare la gravità dell’accaduto”, precisa il presidente del Coordinamento. “Al contrario, mette in evidenza uno scarto netto tra la qualità della risposta individuale e la povertà del gesto che l’ha generata. Il CNDDU ritiene necessario evitare letture superficiali o riduttive dell’episodio. Non si tratta semplicemente di un fatto isolato, ma di un segnale che richiama l’attenzione su una possibile disconnessione tra principi dichiarati e comportamenti effettivi. La piena inclusione delle persone con disabilità, spesso affermata sul piano normativo, incontra ancora resistenze implicite nei contesti quotidiani, dove il diritto rischia di trasformarsi in una condizione fragile e reversibile“.

“Analoga esigenza di rigore interpretativo si impone rispetto ad altri episodi di cronaca”, osserva ancora Pesavento, “come quello verificatosi a Taranto, in cui un autore di furto ha cercato di giustificare il proprio gesto con condizioni di disagio personale. Senza negare la complessità delle situazioni sociali, è necessario evitare ogni forma di relativismo etico: il bisogno non può tradursi in autorizzazione alla violazione dei diritti altrui, soprattutto quando questi riguardano strumenti essenziali di vita. Alla luce di quanto accaduto, il CNDDU richiama l’urgenza di un investimento più incisivo nell’educazione ai diritti umani, intesa non come trasmissione astratta di principi, ma come costruzione di competenze etiche capaci di orientare i comportamenti reali”.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate