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Bambini in lockdown, i danni sul loro futuro economico e professionale: studio della Royal Society

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In questi giorni è stato pubblicato uno studio della britannica  Royal Society dal significativo titolo “Balancing the risks of pupils returning to schools” (Bilanciare i rischi di reinserimento scolastico degli alunni) che ha visto la collaborazione di più atenei, con esperti riuniti nel progetto DELVE (Data Evaluation and Learning for Viral Epidemics).

La ricerca si concentra su ragazzi e ragazze che hanno oggi 13 anni e studia quali saranno nei prossimi 50/60 anni gli effetti del lockdown su questa generazione: gli studiosi che hanno collaborato alla sua realizzazione affermano che, senza ombra di dubbio, l’interruzione delle lezioni avrà un impatto negativo sulle future competenze della forza lavoro. Il gruppo di ricerca, inclusi gli accademici delle università di Cambridge, Bristol e Edimburgo, dice che costerà miliardi e vi sarà un tasso di crescita ridotto.

Il gruppo interdisciplinare di esperti, convocato dalla Royal Society per misurare l’impatto a lungo termine della pandemia da Covid-19, sostiene, basandosi su dati e prove inconfutabili, che i gruppi di studenti dell’anno e di età presi in considerazione,  saranno tutti colpiti, il che significa che l’impatto si farà sentire per tutti i decenni della loro vita lavorativa adulta, fino almeno al 2080.”Circa un quarto dell’intera forza lavoro avrà competenze inferiori, con un conseguente tasso di crescita più basso“, dicono i ricercatori britannici.

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Tra le prove dei danni a lungo termine derivanti dalla riduzione della scolarizzazione vi sono altri studi anche in altre parti del mondo, per esempio  in Argentina, dove si è riscontrato che i gruppi di età colpiti da scioperi prolungati, nei settori educativi in particolare, hanno ridotto il reddito medio fino a metà della vita, dell’1,9% per le donne e del 3,2% per gli uomini.

Sappiamo quanto sia dannoso per i bambini perdere la scuola“, ha detto Simon Burgess, professore di Economia all’Università di Bristol e membro del gruppo di ricerca istituito alla Royal Society, anche se dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre il rischio di trasmissione, dobbiamo far tornare i nostri figli a scuola”.

La ricerca inoltre mette in evidenza come il danno non sarà uniformemente distribuito dalla pandemia, “I bambini provenienti da famiglie a basso reddito, in particolare, hanno maggiori probabilità di non avere le risorse, gli spazi, le attrezzature, il supporto domiciliare, per impegnarsi pienamente nell’apprendimento a distanza“, ha detto Anna Vignoles, docente in Scienze della Formazione all’Università di Cambridge.

I piani di sicurezza scolastica prevedono nella maggioranza dei paesi europei il ritorno a scuola in autunno e a questo proposito lo studio della Royal Society sostiene che laddove le lezioni di recupero non siano efficaci,  si prevede una perdita del 3% dei futuri guadagni annuali per gli studenti coinvolti nella pandemia.

Ines Hassan, membro del Global Health Governance Programme dell’Università di Edimburgo, e uno dei principali autori del rapporto, afferma che i costi per i bambini, derivanti dalla chiusura delle scuole, sono considerevoli, e i rischi per la salute pubblica derivanti dall’apertura delle scuole sono probabilmente inferiori rispetto ad attività come andare al pub o in palestra. Le prove fino ad oggi suggeriscono che nelle scuole aperte i rischi per gli alunni della Covid-19 sono bassi, afferma ancora Vignoles, è improbabile infatti che i bambini sviluppino gravi complicazioni dovute al virus, soprattutto quando la trasmissione del virus è controllata dalla comunità. I rischi di trasmissione all’interno delle scuole possono essere ridotti grazie a una maggiore pulizia e all’allontanamento e all’uso di coperture per il viso.

I ricercatori chiedono inoltre che il ritorno a scuola, in condizioni di sicurezza, sia una priorità assoluta, oltre a piani chiari per ridurre al minimo il rischio di ulteriori interruzioni e propongono, non solo a livello locale, che vengano istituiti programmi di ricerca per monitorare e valutare, a partire da settembre 2020, i  risultati scolastici e quelli relativi alla salute mentale degli alunni in tutte le fasce di età, per conoscere  l’entità e la natura della perdita di apprendimento e l’impatto sul benessere degli alunni.

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