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Bambino precipitato dalle scale a Milano: accuse pesanti per due maestre e una collaboratrice scolastica

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L’accusa è pesante e riguarda le due insegnanti presenti in classe e una collaboratrice scolastica in servizio nella scuola: secondo il PM avrebbero “cagionato la morte del bambino”, “per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme”.
Il fatto risale allo scorso mese di ottobre quando un alunno della classe prima della primaria “Pirelli” di Milano precipitò nella tromba delle scale da un’altezza di 10 metri riportando lesioni gravissime che ne causarono la morte.
Le indagini sono state particolarmente lunghe e complesse ma alla fine il PM avrebbe ricostruito con precisione quanto accaduto.

Secondo quanto riporta l’Ansa intorno alle 9.30 dello scorso 18 ottobre il piccolo “chiedeva alle insegnanti presenti di potersi recare ai servizi”.
“Le insegnanti – prosegue la nota di agenzia – nonostante l’assenza della collaboratrice scolastica assegnata al piano (circostanza che non verificavano) e senza accompagnarlo (nonostante fossero in due in classe) gli consentivano di uscire”.

Così, si legge ancora nel provvedimento di chiusura delle indagini notificato in queste ore alle tre dipendenti della scuola, l’alunno “si recava da solo ai servizi e nel fare rientro verso la classe (…) si avvicinava al pianerottolo della tromba delle scale dove trovava una sedia girevole con rotelle (abbandonata e incustodita) si arrampicava su detta sedia presumibilmente incuriosito dal vociare” dei bambini di una classe che al piano di sotto usciva per andare in palestra.
Dopo di che, “dalla sedia si sporgeva, perdeva l’equilibrio e cadeva nel vuoto (dalla sommità del parapetto al punto di caduta è stata misurata un’altezza di circa 13,50 metri), procurandosi gravissime lesioni che ne causavano il decesso qualche giorno dopo in ospedale”.

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Le due insegnanti presenti in classe in quel momento (la maestra di italiano e la docente di sostegno) sono accusate di avere “omesso la dovuta vigilanza sul bambino” avendo consentito all’alunno di “recarsi ai servizi igienici fuori dall’orario programmato”.
Secondo la ricostruzione del PM, la collaboratrice scolastica è accusata di “non avere prestato servizio nella zona di competenza secondo la mansione assegnatale”, di “non avere vigilato sulla sicurezza ed incolumità dell’alunno (…) in particolare nello spostamento per recarsi ai servizi, per avere utilizzato il telefono cellulare per scopi personali durante il tempo in cui avrebbe dovuto effettuare la sorveglianza al piano”.
Sempre alla collaboratrice viene imputato il fatto di aver “lasciato incustodita una sedia girevole tipo ufficio in prossimità delle scale, determinando il pericolo che poi si è concretizzato, anziché riporla all’interno del gabbiotto”.
Secondo quanto riportato dall’Ansa la dirigente scolastica dell’istituto non risulta in alcun modo coinvolta.

Per la verità questa ricostruzione differisce da quella divulgata subito dopo l’incidente secondo cui la collaboratrice sarebbe stata presente nei bagni nel momento in cui il bambino era uscito dall’aula. Inizialmente pareva anzi che le insegnanti si fossero anche accertate della presenza della collaboratrice e che solo dopo questa verifica avessero consentito al bambino di recarsi in bagno.
Per stabilire come si sono svolti effettivamente i fatti è però necessario attendere le prossime fasi del procedimento.

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