Qualche giorno fa abbiamo parlato del caso di un bambino di 9 anni, con autismo grave e non verbale, che frequenta la quarta elementare di un istituto della periferia nord della città di Napoli, la cui famiglia ha presentato denuncia ai carabinieri dopo aver raccolto file audio che rivelerebbero maltrattamenti subiti a scuola. A far scattare l’allarme sono stati i continui segni ed ecchimosi comparsi sul corpo del bambino dall’inizio dell’anno scolastico, uniti a repentini sbalzi d’umore e crisi d’ansia al rientro a casa.
Come riporta La Repubblica, c’è il nodo registrazioni: tutto è emerso dopo che i genitori del piccolo lo hanno portato a scuola facendogli indossare un piccolo registratore tra i vestiti. Uno degli argomenti sul tavolo degli inquirenti è infatti di natura prettamente giuridica e riguarda la possibilità di utilizzare nei confronti dell’indagato le registrazioni realizzate con l’apparecchio nascosto tra gli abiti del bambino.
La giurisprudenza fissa alcuni limiti. Secondo alcune interpretazioni è consentita l’acquisizione (beninteso nel caso di registrazioni integre e non manipolate) come prova documentale, dunque non intercettazione in senso tecnico, degli audio raccolti d’iniziativa, senza autorizzazione del magistrato, così da lasciare spazio alla difesa di contestare in contraddittorio il contenuto ed eventualmente anche l’autenticità. Gli inquirenti stanno prendendo in considerazione tutti gli aspetti e nei prossimi giorni verranno tratte le conclusioni.
Nel frattempo è stato iscritto nel registro degli indagati il docente di supporto al sostegno denunciato a ottobre 2025 per lesioni e abuso dei mezzi di correzione.
“Mio figlio usciva da scuola con dei segni evidenti e le magliette strappate. Mi dicevano che erano segni di autolesionismo, ma ero sicura non fosse così ed ho deciso di registrare cosa accadeva in classe”, racconta la madre. Non potendo il bambino esprimersi con la parola, la donna ha nascosto un registratore nella sua tasca: l’ascolto dei file avrebbe rivelato un operatore ASACOM di supporto al sostegno rivolgersi al minore con toni aggressivi e minacce in dialetto, insieme a rumori riconducibili a percosse. I referti del Pronto Soccorso dell’ospedale, che attesterebbero lesioni ed escoriazioni con diagnosi di maltrattamento di minore, sono stati consegnati agli inquirenti insieme alle registrazioni.
“Mio figlio veniva preso in giro e maltrattato a scuola, per questo chiedo giustizia. Queste cose non devono accadere, non solo a mio figlio ma, in particolare, a chi è indifeso. Mi chiedo adesso che ricordo avrà mio figlio della scuola? Solo qualcosa di negativo e non giusto”, puntualizza la mamma in un’intervista al Corriere.