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Bonus merito: motivi e metodi per ricorrere

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La “battaglia” sul bonus premiale sta entrando nella sua fase più calda. Adesso si inizia a parlare esplicitamente di ricorsi e di tribunali.

Non bisogna però pensare che tutto sia facile, semplice e lineare.
Per esempio l’esito del ricorso al quale stanno pensando i sindacati del comparto potrebbe risultare deludente: non basta infatti sostenere che la legge 107 definisce il bonus come “salario accessorio” per dedurne che esso vada contrattato esattamente come ogni altra forma di retribuzione aggiuntiva. Infatti la definizione contenuta nella legge 107 va letta tenendo conto anche di tutte le altre norme in materia di contrattazione nazionale e decentrata, di poteri e responsabilità dirigenziali oltre che di valutazione dei lavoratori pubblici.

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Il ricorso che hanno in mente i sindacati dovrebbe avere un percorso abbastanza semplice: al diniego del dirigente scolastico di aprire il tavolo di confronto, i sindacati potrebbero denunciare il dirigente per comportamento antisindacale e chiedere quindi una pronuncia del giudice del lavoro.

Diverso è il caso del singolo docente che intende impugnare la decisione del dirigente scolastico; in tale evenienza il docente dovrà aprire una vertenza individuale davanti al Giudice del Lavoro. Ed è a questo punto che potranno insorgere alcuni problemi interpretativi di non poco conto.  Premesso che impugnare la decisione finale del dirigente ipotizzando un suo errore di valutazione è una strada complicatissima e forse perdente a priori, resta la possibilità di chiedere al giudice di pronunciarsi sulla legittimità dei criteri stabiliti dal comitato di valutazione.  In questo caso però il giudice potrebbe obiettare di non essere competente in materia dal momento che sulle decisioni degli organi collegiali della pubblica amministrazione la competenza è del TAR e non del giudice ordinario.