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09.01.2026

Bullismo e violenza di genere: la prima responsabilità è della famiglia, la scuola può essere di aiuto ma non puo risolvere tutto

Reginaldo Palermo

Il tribunale di Treviso ha emesso in queste settimane una sentenza importante che farà discutere ma che dovrebbe anche far riflettere il decisore politico.
Il fatto è semplice e ne abbiamo già parlato: un ragazzino sedicenne che aveva abusato di una bambina di 10 anni è stato condannato in sede penale, successivamente la famiglia è stata sanzionata in sede civile con l’obbligo di pagare un cospicuo risarcimento alla famiglia della bambina.

Il Tribunale ha motivato la decisione spiegando che, evidentemente, il ragazzino non era stato educato in modo adeguato.
La “lezione” che ne deriva è molto chiara: le regole di base delle relazioni interpersonali devono essere trasmesse dai genitori che sono i primi responsabili

Il fatto, però, che ci sembra che su questo tema ci sia un atteggiamento un po’ ondivago (per non dire incoerente) da parte del Ministero dell’Istruzione.
Da un lato ad ogni episodio di bullismo o di violenza di genere, il Ministro ribadisce che saranno intensificate le azioni di contrasto con corsi, progetti e anche con appositi finanziamenti per poter attivare iniziative di carattere educativo.
Spesso il “mantra” è che per tenere sotto controllo certi comportamenti bisogna assegnare alle scuole un certo numero di psicologi; ma è del tutto evidente che un ragazzino bullo difficilmente si rivolgerebbe allo psicologo scolastico per migliorare i propri comportamenti.
Però, mentre da un lato ci si illude che con corsi, progetti e sportelli psicologici si possa combattere il bullismo, al tempo stesso si approva legge sul consenso preventivo dei genitori stessi per ogni iniziativa legata al tema dell’educazione sessuale, con la motivazione che su questo tema la famiglia ha il diritto-dovere di educare i propri figli come ritiene più opportuno.
Ma allora, se vale questo principio, deve valere anche il principio di responsabilità primaria della famiglia (che è poi ciò che ha stabilito il Tribunale nel caso in questione). E, conseguentemente, si deve prendere atto che la scuola può svolgere un ruolo importante, certamente non trascurabile, ma solo sussidiario rispetto a quello dei genitori.
E non si possono quindi addebitare alla scuola colpe (e omissioni) solo a fasi alterne.

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