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Aggiornato il 05.01.2026
alle 15:47

Buono pasto: in attesa di riceverlo, i docenti possono pranzare con il tramezzino inventato da D’Annunzio un secolo fa

Reginaldo Palermo

Anche se non disponiamo di statistiche ufficiali possiamo però ragionevolmente pensare che panini, pizzette e tramezzini rappresentino per molti docenti italiani la “pausa pranzo” più diffusa.
Fino a quando non verrà erogato il buono pasto o fino a che gli stipendi rimarranno al palo (e anzi arretreranno rispetto all’inflazione) i tanti insegnanti che non possono rientrare a casa al termine dell’orario antimeridiano per dover tornare a scuola per una riunione o per altri impegni non hanno certamente la possibilità di fare un pranzo degno di questo nome in una trattoria o in una pizzeria.
E così tramezzino, bottiglietta di acqua e caffè accompagneranno l’”insegnante italiano medio” (e per la verità tanti altri lavoratori) anche nei prossimi mesi.
D’altronde il tramezzino non è una “diavoleria moderna” perché proprio nel 2026 compie un secolo di vita, almeno secondo la tradizione.
La storia di questo curioso “panino imbottito” è avvolta dalla leggenda e a contendersene le origini sono torinesi e veneziani: sotto la Mole, ma anche nella città della Laguna sono pronti a giurare che il tramezzino lo hanno inventato loro.
A Torino, anzi, c’è il vecchio Caffè Mulassano, nel cuore della città, che garantisce di servire ancora oggi i tramezzini della tradizione, inventati – dicono – da Angela Demichelis e dal marito Onorino Nebiolo, emigrati negli Stati Uniti e rientrati in Italia nel 1925.
In America avevano scoperto i sandwich, ma rientrati in Italia la signora Angela ebbe una idea geniale: preparare panini fatti con pane morbido senza crosta, farciti a seconda dei gusti del cliente.
Si dice che i primi panini così prodotti contenessero fettine di lingua condite con una salsa di “acciughe al verde” (in pratica filetti di acciughe con olio, aglio e prezzemolo).
E c’è una mezza leggenda anche sul nome: si dice che a “battezzare” questi panini con questo strano nome sia stato Gabriele D’Annunzio, ben intenzionato a dare una mano al regine che aveva deciso di bandire le parole straniere dal dizionario italiano. La parola “sandwich” importata dall’America durò pochissimo e ben presto venne sostituita dal termine “tramezzino” che ancora oggi sta ad indicare un particolare “panino” confezionato con pane morbido, privo di crosta.
Per la verità questo termine stava ad indicare che si trattava di un panino da mangiare “tra mezzo”, cioè a “metà strada” fra la colazione del mattino e il pranzo vero e proprio.
Ma ormai, tenuto conto degli stipendi attuali, per gli insegnanti (e non solo per loro, a dire la verità) il tramezzino rappresenta oggi il pranzo della pausa di metà giornata.
Per il 2026, almeno, i bar di tutta Italia possono stare tranquilli e potranno continuare a servire il sandwich inventato da una emigrata piemontese e  rinominato dal Vate di Pescara.

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