La polemica è servita: intervenuto su Rai3 il filosofo e saggista Massimo Cacciari ha detto delle parole che hanno sollevato un polverone.
Cacciari ha proposto di introdurre alle medie una nuova figura, “un esperto biblista” incaricato di spiegare ai ragazzi la complessità dei testi sacri: un’ora a settimana per affrontare le contraddizioni, la varietà dei generi letterari, la ricchezza culturale dell’Antico e del Nuovo Testamento. Arrivata puntuale la risposta dello Snadir, Sindacato nazionale autonomo degli insegnanti di religione.
“Ma perché inventare l’ennesimo ‘esperto’ quando la scuola italiana dispone già da decenni di docenti formati esattamente per questo? Nelle Indicazioni nazionali l’insegnamento della religione cattolica non è affatto un catechismo mascherato – speriamo che il professore Cacciari non sia fermo a quel modello ormai ‘desueto’ per usare un eufemismo…– né un’appendice confessionale imposta dall’alto. È invece un insegnamento disciplinare a tutti gli effetti, pensato per guidare gli studenti anche nell’analisi storica, letteraria e religiosa dei testi biblici. L’insegnante di religione è professionalmente preparato grazie a specifici e rigorosi titoli accademici (previsti per legge e ottenuti per merito) che certificano competenze esegetiche, storiche e pedagogiche di alto livello. E proprio tali competenze permettono di affrontare quel lavoro di esegesi, contestualizzazione e interpretazione che Cacciari evoca come se fosse un miraggio. Se il filosofo immagina ancora lezioni rigide, dogmatiche e impermeabili al confronto, forse non ha ben chiaro cosa sia oggi l’insegnamento della religione nella scuola pubblica. È un percorso che si svolge all’interno delle finalità generali della scuola, non fuori da esse. E questo significa che l’insegnante di religione non si limita a trasmettere contenuti: educa, guida, forma.
Lavora con i ragazzi per trasformare i saperi in competenze reali, collegando testi, storia e domande esistenziali con la vita concreta degli studenti. In classe, l’insegnamento della religione cattolica è ormai da anni, uno spazio in cui si impara analizzare e interpretare con rigore esegetico i testi biblici, il dialogo autentico, la capacità critica, la libertà interiore, il senso di giustizia, l’attenzione alla pace e alla convivenza civile. E la conoscenza anche esegetica del Testo Sacro. È un insegnamento che intreccia metodo, passione e responsabilità pedagogica. I docenti di religione cattolica – spesso sottovalutati da chi la scuola la guarda da lontano e non la vive da vicino – rappresentano una presenza educativa che accompagna gli studenti nella loro crescita personale e culturale, aiutandoli a orientarsi in un patrimonio simbolico, letterario e filosofico che permea la nostra civiltà intera.Esattamente quel patrimonio che il professore Massimo Cacciari, giustamente, vorrebbe valorizzare. E allora, anziché invocare nuovi esperti, forse è il caso di riconoscere meglio e in modo più giusto e aderente alla realtà, ciò che già esiste e chi da anni, con riconosciuta e riconoscibile preparazione, svolge con competenza e serietà, il compito che lui stesso ritiene indispensabile. È importante ricordare che il potenziamento dell’IRC – con l’obbligatorietà e l’aumento a due ore nella secondaria – risponderebbe a un’esigenza culturale, non confessionale: la conoscenza della Bibbia è una chiave di lettura imprescindibile per comprendere la letteratura, l’arte, la filosofia e la storia dell’Occidente.
L’IRC è una disciplina scolastica che offre strumenti critici e culturali, valorizzando il pluralismo e non ostacolandolo. Diventi obbligatorio e non più facoltativo l’insegnamento della religione, si faccia un passo avanti in questo senso scontornando in modo definitivo e chiaro la figura di docenti professionalmente preparati e capaci di insegnare perché conoscono bene la loro materia e sanno erudire su di essa. La scuola pubblica non ha bisogno di una figura in più: ha bisogno che si guardi con rispetto e realismo al lavoro di chi, ogni giorno, questo mestiere lo fa davvero. E bene!”.