Periodicamente, soprattutto in prossimità dell’avvio o della chiusura dell’anno scolastico, si aprono le consuete polemiche sul calendario scolastico.
Talora, però, se ne parla quasi a prescindere dalle norme in vigore come se potesse bastare una decisione del Ministro di turno per cambiare le regole.
In realtà le norme in materia sono piuttosto precise e non lasciano troppo spazio alle libere interpretazioni.
Intanto c’è da considerare che c’è una regola di base da rispettare: per essere valido, l’anno scolastico deve essere di almeno 200 giorni di lezione e questo lo prevede esplicitamente il decreto legislativo 297 del 1994, il cosiddetto “Testo unico sull’istruzione”, che all’articolo 74 stabilisce: “Le attività didattiche, comprensive anche degli scrutini e degli esami, e quelle di aggiornamento, si svolgono nel periodo compreso tra il 1 settembre ed il 30 giugno con eventuale conclusione nel mese di luglio degli esami di maturità. Allo svolgimento delle lezioni sono assegnati almeno 200 giorni”.
Tanto che, quando in due circostanze, ci furono problemi a garantire i 200 giorni, furono necessari appositi provvedimenti di legge (e non semplici atti amministrativi) per poter derogare.
Questo accadde nel 2017, a seguito del sisma che nell’estate 2016 aveva interessato alcune regioni del Centro (Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria) e nel 2020 a causa della emergenza Covid: in entrambi i casi vennero adottati due decreti legge per ridurre eccezionalmente il numero dei giorni di lezione.
Ferma restando questa regola, le date di inizio delle lezioni possono essere definite dalle singole regioni, secondo quanto previsto dall’articolo 138 del decreto legislativo 112/98 che attribuisce alle Regioni competenza esclusiva in materia di calendario scolastico.
Nel rispetto poi delle funzioni esercitate dalle Regioni, le istituzioni scolastiche stabiliscono gli adattamenti del calendario scolastico.
Se questo è il quadro complessivo è abbastanza evidente che i margini di manovra per ridefinire in modo significativo la data di inizio delle lezioni (c’è chi parla addirittura di inizio ottobre) sono molto ridotti se non addirittura inesistenti, a meno di non pensare di ridurre sia la pausa natalizia sia quella pasquale.
Ovviamente ci sarebbe una alternativa più radicale: diminuire il numero complessivo di giorni di lezione, ma a questo punto bisognerebbe forse “fare i conti” con l’Europa che potrebbe non apprezzare troppo una eventuale decisione in tal senso del Governo Italiano.
Per ora, comunque, sono solo chiacchiere estive, da ombrellone o da laghetto alpino, a seconda dei gusti; per il 2025/26 il calendario nazionale è già stato adottato.
Eventuali modifiche potrebbero valere, nella migliore delle ipotesi, per il 2026/27, ammesso (e non concesso) che il Governo adotti un decreto urgente già entro il prossimo mese di dicembre.