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Aggiornato il 13.08.2025
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Calo demografico, secondo Indire nei prossimi 20 anni il modello scolastico andrà cambiato profondamente

Anticipare per governare il cambiamento. Il Sistema di Istruzione e Formazione di fronte alle sfide del cambiamento generazionale” è il titolo di un importante documento che l’Indire ha elaborato nei mesi passati in occasione dell’audizione dell’Istituto presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica.

Il documento, pubblicato qualche giorno fa nel sito dell’Istituto, offre un’analisi approfondita sulle trasformazioni in atto nel sistema educativo italiano, con particolare attenzione all’impatto della transizione demografica e ai suoi effetti sull’organizzazione scolastica, sull’equità educativa e sulla sostenibilità dei servizi nei territori.
La pubblicazione offre una panoramica approfondita delle sfide e delle opportunità che il Sistema di Istruzione e Formazione italiano sta affrontando a causa delle grandi transizioni in atto: demografica, digitale, ecologica e sociale.
Nella prima parte viene esaminato il contesto in cui opera oggi il nostro sistema e si sottolinea in particolare il marcato calo di quasi mezzo milione di studenti tra il 2015/16 e il 2023/24, principalmente dovuto alla diminuzione degli iscritti italiani, solo parzialmente compensata dall’aumento degli studenti stranieri.

La trasformazione demografica ha portato anche a una riduzione del numero di sedi scolastiche attive, in particolare nel Sud e nelle isole, e una diminuzione generalizzata degli istituti principali. Si è assistito a una sostituzione dei “circoli didattici” con “istituti comprensivi” per motivi organizzativi e pedagogici, passando da una continuità didattica orizzontale a una verticale.
Indire coglie l’occasione per segnalare che gli edifici scolastici dismessi potrebbero però trasformarsi in un ricco patrimonio immobiliare con potenziale di riutilizzo per altre finalità pubbliche.

Il “divario” sembra essere la parola chiave per comprendere meglio il funzionamento del sistema.
Siamo infatti di fronte a forme diverse di divari: territoriali (aumentano l’isolamento, la perifericità e la marginalità delle aree interne), tecnologici (non c’è un omogeneo accesso a infrastrutture e dispositivi, così come non solo omogenee le competenze digitali e la qualità dell’uso delle tecnologie nella didattica), di competenze (le differenze territoriali e generazionali) sono molto ampie.

Nella seconda parte del volume si esaminano alcune dimensioni chiave, a partire dal sistema Integrato 0-6 e dal ruolo delle aree Interne e delle “piccole scuole”.
Ma ci si sofferma anche su dimensioni meno discusse come l’Istruzione terziaria professionalizzante (ITS Academy), e l’Istruzione degli Adulti
Indire osserva anche che l’innovazione degli spazi educativi è strategica per supportare un cambiamento metodologico e organizzativo: la futura riduzione degli studenti rende infatti necessario ripensare gli edifici scolastici come spazi polifunzionali e “beni comuni” per l’intera comunità, in grado di ospitare attività extrascolastiche, culturali e sociali.

Nel corso della audizione in Parlamento, Indire ha evidenziato la necessità di pensare i modelli scolastici per adattarli alla denatalità e alla dispersione territoriale, trasformando le scuole in fulcri urbani e presidi sociali che generino valore per la comunità.

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