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05.04.2026

Caro energia, possibile ritorno alla Dad come ai tempi del Covid? Per la ‘Rete nazionale scuola in presenza’ è un’ipotesi assurda

Se il caro energia dovesse costringere il Governo a tornare alla Didattica a distanza (adottata cinque-sei anni fa, durante la pandemia da Covid) sarebbe assurdo e deleterio. Così rispondono le associazioni, i comitati e gli organismi che costituiscono la ‘Rete nazionale scuola in presenza’ i quali esprimono la loro più netta contrarietà di fronte a questa eventualità.

“Nelle ultime ore – scrive la Rete – , alcuni sindacati starebbero avanzando l’ipotesi di estendere le misure contro il caro energia anche ai lavoratori della scuola , proponendo il ricorso alla Didattica a Distanza nell’ultimo mese dell’anno scolastico”.

“Se davvero l’obiettivo fosse quello di ridurre i consumi energetici – sostiene la Rete nazionale scuola in presenza, risulta allora del tutto assurdo prendere di mira ancora una volta la scuola, come se fosse il settore più sacrificabile del Paese. Con la stessa logica, si dovrebbe allora proporre la chiusura di aziende, acciaierie, centri commerciali, supermercati, compagnie aeree e navali, cioè di realtà che certamente comportano consumi enormemente superiori. Ma nessuno osa avanzare simili proposte”. “La scuola non può essere trattata come una variabile dipendente delle crisi economiche o belliche. Va difesa, sostenuta e preservata, sempre. Tanto più quando il mondo intorno sembra andare nella direzione opposta”,

Inoltre, le associazioni per la scuola in presenza sostegno che “l’esperienza degli anni scorsi ha già mostrato con chiarezza quanto la didattica a distanza abbia amplificato il disagio psicologico, relazionale ed educativo di bambini e adolescenti, colpendo in modo ancora più grave gli studenti più fragili. La Dad ha inoltre compromesso il diritto all’inclusione degli alunni con disabilità e ha fortemente limitato il diritto all’istruzione, alla relazione e alla socialità, che devono essere garantiti a tutti i minori”.

“Riteniamo gravissimo – continua la Rete di associazioni – che, di fronte alle conseguenze economiche di un conflitto internazionale, si torni ancora una volta a pensare di sacrificare la scuola. È una prospettiva inaccettabile non solo sul piano educativo, ma anche su quello culturale e civile. Proprio nei momenti segnati dalla guerra, dalle tensioni internazionali e dalla crescita della paura, la scuola dovrebbe essere semmai ancora più sostenuta, perché è il luogo in cui si educa alla convivenza, al rispetto delle differenze, alla cooperazione, alla pace”.

In definitiva, secondo la Rete nazionale scuola in presenza “ridurre la scuola significa indebolire uno dei pochi spazi pubblici in cui le nuove generazioni possono essere accompagnate a comprendere la complessità del presente senza cedere alla logica del conflitto e dell’emergenza permanente”

Tra i sindacalisti a parlare di possibile ritorno alla Dad è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il quale, è bene sottolinearlo, “non ha proposto il ritorno alla didattica a distanza”, ma solo “lanciato un allarme: se la crisi energetica dovesse aggravarsi ulteriormente – ha detto Pacifico -, il Governo potrebbe essere costretto a ripescare misure già usate durante il Covid — come la DAD o lo smart working per il personale scolastico — per tagliare i costi di riscaldamento e trasporto”.

Il suo, però, è stato “un avvertimento”, indicando quindi “un rischio”. Il sindacato Anief, ha poi spiegato lo stesso Pacifico, “ovviamente non auspica l’aggravarsi della crisi, ma chiede interventi strutturali a favore di famiglie e lavoratori in difficoltà per il caro carburanti e per l’inflazione, e considera la DAD una misura emergenziale da confinare a scenari estremi, non certo un modello da riproporre”.

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