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Caro energia, schizzano alle stelle le imposte d’iscrizione nelle scuole del Regno Unito

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L’attuale conflitto in corso, senza una fattiva risoluzione diplomatica legata ai saggi tentativi di partenariato strategico e commerciale, rischia di trascinare il Vecchio Continente in una nuova tra le numerose emergenze che oramai caratterizzano il millennio in corso, ovvero quella energetica. Questa si esprime con la drastica riduzione dell’approvvigionamento di gas, petrolio ed altre materie prime (acciaio, fertilizzanti e grano tenero) che metterebbero a rischio la diversificazione dell’acquisizione di queste ultime e dunque la stabilità energetica del continente, costretto a dipendere da mercati, ancora una volta, non europei. Il Regno Unito, assieme al Belepaese ed a altre realtà europee vive con profonda preoccupazione e rammarico la situazione degli approvvigionamenti strategici, che in caso di complicazione fermerebbe completamente i l settore industriale già affaticato e farebbe schizzare i prezzi dei beni di prima necessità – e non solo – alle stelle. Anche possedere delle strutture, nonostante le agevolazioni sulle utenze, è divenuto una spesa mostruosa: il Regno Unito sta facendo i conti con un aumento esponenziale dei costi di gestione degli edifici scolastici, le quali spese sono sostenute dallo Stato e dai contribuenti (famiglie), che già pagano di tasca propria somme sempre più considerevoli.

L’aumento dei costi dell’energia: l’impatto sul sistema scolastico anglosassone

Le scuole dovranno prendere in considerazione l’aumento delle tasse e la riduzione delle borse di studio per coprire l’aumento delle bollette e le pressioni inflazionistiche, hanno detto gli esperti al quotidiano locale Tes. Altre opzioni che potrebbero essere sul tavolo includono l’eliminazione delle materie minoritarie e il taglio degli sconti per il personale sulle tasse scolastiche. Secondo i dati del settore, i prezzi degli accordi energetici a lungo termine offerti alle scuole sono aumentati di oltre il 200% per l’elettricità e di oltre il 270% per il gas. Ma alcune scuole, specie quelle private, potrebbero essere colpite più duramente perché non possono richiedere lo sgravio dell’IVA e perché molte operano in edifici più vecchi e dai sistemi di distribuzione più obsoleti. I consulenti hanno anche avvertito che l’aumento dei costi di ristorazione – causato dall’elevata inflazione e dall’aumento dei costi alimentari derivanti dalle operazioni militari incorso nell’ex granaio d’Europa – sta colpendo drammaticamente anche il settore indipendente, in particolare i collegi che fanno fede nei propri servizi ad un sistema di ristorazione. 

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Il caso del Belpaese: l’innalzamento dei costi dell’energia nelle scuole e la pressione sulle famiglie

Il rincaro delle bollette risulta oramai reale ed interessa da vicino tutte le famiglie italiane, costrette per via della mancata diversificazione dell’approvvigionamento strategico delle risorse a pagare ingenti somme per il trasporto di gas e petrolio attraverso l’Atlantico ed il Mediterraneo. Gli aumenti, in via generale, stanno interessando in particolare gli edifici privati, i quali vedono i propri costi di gestione energetica quasi duplicarsi nell’arco di pochi mesi. Le scuole, d’altra parte, interessate da consistenti sgravi fiscali, si confrontano con un proporzionamento tra imposte, contributi volontari e sgravi stessi per far fronte alle ingenti spese energetiche, a carico dello Stato. I sistemi di alimentazione e di distribuzione sono, in via generale, di categoria E, F, G presso gli istituti scolastici del Belpaese, vittime di disinteresse politico mai concretizzatosi appunto in interventi di ammodernamento infrastrutturale dei sistemi elettrici, che disperdono inutilmente un gran quantitativo di energia preziosa ora più che mai. Oltre all’assenza di un partenariato energetico, le famiglie italiane pagano – così come lo Stato – sistemi vecchi ed obsoleti che aspettano da anni (o decenni) migliorie ce fanno fatica ad essere organizzate, pianificate ed eseguite sugli edifici.