È stata firmata ieri, 1° aprile, l’ipotesi di CCNL per il triennio 2025-2027 del comparto Istruzione e Ricerca. L’accordo, siglato tra ARAN e le organizzazioni sindacali rappresentative, riguarda esclusivamente il trattamento economico, lasciando ancora una volta fuori la parte normativa. Una scelta che, se da un lato viene apprezzata per la tempestività, dall’altro solleva forti critiche per la sua parzialità.
A intervenire duramente è ANQUAP, che evidenzia una serie di criticità, in particolare sugli incrementi stipendiali previsti per le diverse figure professionali.
Secondo quanto previsto dall’ipotesi contrattuale, gli aumenti riguardano stipendi tabellari e indennità fisse, calcolati sulla base di una percentuale uniforme. Tuttavia, questo principio di proporzionalità presenta una rilevante eccezione: la categoria degli operatori.
Proprio qui si concentra la principale contestazione. Gli operatori – una figura definita da ANQUAP “inesistente o quasi” – beneficerebbero di incrementi superiori rispetto a quelli riconosciuti ad altre categorie ben più strutturate e centrali nel sistema scolastico.
Nel dettaglio, l’aumento attribuito agli operatori risulta:
Una situazione che ANQUAP definisce “incomprensibile e ingiustificata”, sottolineando come venga premiata una figura marginale a discapito di ruoli che comportano responsabilità operative e gestionali molto più rilevanti.
La decisione dell’ARAN di valorizzare economicamente gli operatori viene letta come uno scostamento rispetto all’atto di indirizzo e come un segnale di scarsa conoscenza della realtà scolastica. Assistenti, DSGA e docenti rappresentano infatti l’ossatura del sistema educativo, eppure si vedono riconoscimenti inferiori rispetto a una categoria residuale.
Resta inoltre aperta la questione della mancata trattazione degli aspetti normativi, già rinviati nei precedenti rinnovi contrattuali. L’ultimo intervento risale infatti al CCNL del gennaio 2024 (relativo al triennio 2019-2021), che aveva già suscitato polemiche, in particolare per l’ordinamento del personale ATA e per il sistema degli incarichi dei DSGA.
La scelta di limitarsi ancora una volta alla sola parte economica evidenzia, secondo ANQUAP, la difficoltà delle parti nel trovare un accordo su temi più complessi ma fondamentali per il funzionamento del comparto.