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Cellulare in classe: il divieto vale anche per il prof

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Se è vietato agli alunni usare il cellulare in classe, stessa regola vale anche per i prof e non c’è giustificazione che tenga, così come hanno stabilito delle sentenze di cui si occupa un articolo del Sole 24 Ore.

Le sentenze

La prima riguarda una docente di Lecco che è stata sospesa per un giorno dal servizio per aver riposto alla telefonata del fratello durante l’orario di lezione (corte d’Appello di Milano, sentenza del 3 aprile 2019 n.462).

Per la corte d’Appello, che ha condannato la prof a pagare anche le spese processuali, la circolare del Miur n. 362 del 25 agosto del 1998 è chiara nel vietare tutti i comportamenti che «si traducono in una mancanza di rispetto nei confronti degli alunni e recano un obiettivo disturbo al corretto svolgimento delle ore di lezione». La pronuncia richiama gli insegnanti all’osservanza della direttiva ministeriale n. 30 del 15 marzo 2007 sul divieto dell’utilizzo dei cellulari durante le lezioni che deve valere anche nei confronti del personale docente.

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Mancano le prove

A Caserta un’insegnante di sostegno di una scuola dell’infanzia è stata sospesa per dieci giorni per uso compulsivo dello smartphone. Pena poi annullata perché sarebbe alla fine mancata la prova certa dell’utilizzo durante l’orario di lavoro.

Le segnalazioni dei genitori

A segnalare ai dirigenti l’uso eccessivo del cellulare -si legge ancora sul Sole 24 Ore- da parte dei docenti sono spesso anche i genitori degli alunni, come è successo in una scuola secondaria della provincia di Cremona, dove un’insegnante è stata sospesa per un giorno e censurata – tra gli altri addebiti – anche per l’uso dello smartphone durante la lezione. (Corte di appello di Brescia, sentenza del 23 maggio 2018 n. 136).

Uso eccessivo

In una scuola primaria della provincia di Torino, invece, un’insegnante di sostegno non ha superato la prova per l’effettiva immissione in ruolo perché dalle ispezioni condotte era emerso, tra le altre cose, un utilizzo eccessivo del cellulare durante le ore di lavoro (Tribunale di Torino, sentenza del 19 marzo 2018 n. 5328).