Polemiche e perplessità ha suscitata lo circolare del Mim relativa al censimento dei ragazzi palestinesi nelle nostre scuole: a quale fine?
Eppure per le opposizione la faccenda non è andata a genio, nel seno che non è stata presa bene e accolte senza dubbi e perplessità le assicurazioni fornite.
Sostengono gli esponenti M5S in commissione cultura alla Camera: “Sta girando molto in questi giorni la notizia sulla richiesta del Ministero dell’Istruzione di raccogliere dati sugli studenti palestinesi presenti nelle scuole. È effettivamente comprensibile che siano sorti forti dubbi e preoccupazioni. Giuseppe Valditara dice che non si tratta di una schedatura, ma di una rilevazione finalizzata a favorire l’integrazione. Bene. Ma allora la domanda è semplice e legittima: come, esattamente? Quali iniziative concrete verranno attivate nelle scuole? Quali strumenti di supporto per studenti e insegnanti? Quali risorse, quali progetti, quali percorsi di inclusione reale? E soprattutto, perché partire da un censimento se poi non si spiegano chiaramente obiettivi, modalità e tutele? Se l’intenzione è davvero quella di migliorare l’integrazione, allora bisogna partire dalla trasparenza. Al contrario il rischio è quello di creare stigma e sospetti, e in questo momento la scuola pubblica italiana non può davvero farsi carico anche di questo”.
A loro si unisce la Direzione nazionale di Rifondazione Comunista: “La richiesta di dati mirati sugli studenti palestinesi nelle scuole italiane è un fatto gravissimo che richiama pratiche che la storia repubblicana dovrebbe aver definitivamente sepolto”.
“Non esiste alcuna motivazione educativa, amministrativa o pedagogica che possa giustificare una distinzione degli alunni sulla base dell’origine nazionale. La scuola pubblica non può essere trasformata in uno strumento
di controllo selettivo né in un luogo di schedatura”.
“Quando lo Stato chiede alle scuole di individuare una sola comunità, per di più in un contesto internazionale segnato da guerra, occupazione e persecuzioni, siamo davanti a un segnale politico preciso, che introduce una logica discriminatoria incompatibile con i principi costituzionali”.
“Chiediamo l’immediata sospensione di qualsiasi iniziativa che introduca criteri etnici o nazionali nella vita scolastica e sollecitiamo il Ministero a chiarire pubblicamente finalità e modalità dell’operazione. A Roma e nel Lazio vigileremo e interverremo in ogni sede politica e istituzionale per impedire che le scuole diventino luoghi di discriminazione e schedatura. Ogni utilizzo improprio dei dati degli studenti configurerebbe una responsabilità politica diretta del governo e una grave violazione dei principi di uguaglianza sanciti dalla Costituzione”.