C’è una storia sommersa che scorre sotto la superficie delle riforme scolastiche, una storia fatta di speranze accese e poi spente, di concorsi vinti a metà, di idoneità riconosciute e poi ignorate. È la storia, troppo spesso taciuta, degli idonei PNRR1 e degli idonei del concorso 2020 lasciati fuori, nonostante abbiano superato la prova scritta senza scandali. Sono migliaia di docenti che hanno studiato, atteso, creduto alle regole. Docenti che hanno ottenuto un punteggio sufficiente per l’assunzione, ma che oggi si ritrovano fuori dalle graduatorie, o rimandati ad elenchi che nulla andranno a risolvere.
In questo panorama emerge una domanda legittima: in che Paese vivremmo oggi se a governare la scuola ci fossero stati i ministri più apprezzati della nostra storia recente? Quando la scuola aveva un senso: Falcucci, Berlinguer e Profumo, che cosa avrebbero fatto?
La ministra che più di tutti ha lasciato un segno è stata Franca Falcucci. Una donna mite ma determinata. Credeva in una scuola che si facesse carico di tutti, anche dei più fragili. Il suo pensiero pedagogico era semplice e rivoluzionario: “La scuola non è selezione, è crescita”. Fu sua l’intuizione che portò al superamento delle scuole differenziali, aprendo alle prime forme di inclusione, scuole differenziali che con orrore qualcuno oggi richiama. Immaginare cosa avrebbe fatto la Falcucci davanti alla storia degli idonei esclusi è facile: avrebbe preteso trasparenza, correttezza, continuità didattica. Non avrebbe permesso che una selezione superata diventasse carta straccia.
Berlinguer è stato un ministro amato e discusso, come è inevitabile per chi tenta davvero di cambiare le cose. Fece errori, certo, ma lo fece tentando di modernizzare un sistema immobile. Era un uomo convinto che la scuola dovesse misurare il merito, sì, ma con giustizia. Il trattamento riservato agli idonei PNRR1 e al concorso 2020 lo avrebbe indignato. Non avrebbe lasciato migliaia di docenti “a metà del guado”, idonei ma non assunti.
Profumo fu un ministro tecnico, ma con l’orecchio attento a chi viveva la scuola ogni giorno. Avrebbe guardato alla situazione degli idonei con un approccio da manager pubblico: hai superato la selezione concorsuale? Sei idoneo a insegnare? La scuola ha bisogno di te? Allora il posto è il tuo. Nessuna cattedra deve restare vuota quando un docente preparato è stato giudicato idoneo dallo Stato.
La scuola del presente, quella che si definisce “meritocratica” nelle conferenze stampa, quella che ha umiliato tanti docenti perché “doveva selezionare la migliore classe docente”, ha mostrato in questi giorni come “la migliore classe docente” sia stata davvero selezionata: lasciando ai margini chi il merito l’ha dimostrato davvero. Chi ha superato scritti difficili, checché ne dica chi pensava di fare l’abusivo alla professione senza abilitarsi e senza dimostrare le competenze disciplinari davanti a esperti, fedeli servitori dello Stato. E checché ne dica una parte del centrodestra per giustificarsi del perché non abbia assunto gli idonei con i fondi del PNRR, accusando Draghi, che mai e poi mai, in itinere, avrebbe posto in essere questo pasticcio e questa ingiustizia, questo spreco di fondi pubblici.
È stato lasciato a casa chi non ha copiato, chi non ha avuto santi né sponde politiche o sindacali, chi ha solo studiato e fatto ciò che la Repubblica chiede a ogni cittadino. Chi non ha scelto scorciatoie comprando titoli all’estero. Gli idonei PNRR1 sono rimasti fuori nonostante il loro “idonei” significhi pronti all’insegnamento. Gli idonei del concorso 2020 sono rimasti appesi a una graduatoria mai scorsa nella sua completezza per volontà di un Governo che ha preferito aprire nuovi concorsi senza esaurire i precedenti, stoppando ciò che era stato deciso. Perché, lo ripetiamo, in itinere Mario Draghi, attento e rigoroso amministratore, avrebbe fatto un passo indietro.
Il risultato di ciò a cui stiamo assistendo? Un’intera generazione di docenti trattata a pesci in faccia, derisa da chi avrebbe dovuto difenderla, umiliata da norme mutevoli, schiacciata da una narrazione politica che parla di “merito” mentre fa l’esatto contrario.
La domanda che resta è semplice: cosa direbbero i tre ministri più apprezzati? Forse Falcucci, Berlinguer e Profumo direbbero ciò che molti docenti oggi urlano nel vuoto: “Lo Stato non può chiedere impegno, sacrificio e studio, e poi dimenticare chi ha fatto tutto quello che gli è stato chiesto”. Direbbero che non si riforma la scuola annullando la dignità di chi ci lavora.
Bacchetterebbero i soliti sindacati, i primi nemici degli idonei, del merito, quelli che urlano ad assunzioni da GPS ignorando chi ha i requisiti realmente previsti. Davanti a tutto questo, Falcucci, Berlinguer e Profumo direbbero, forse, che un sindacato che ignora la voce degli idonei non è un sindacato: è un ufficio complice delle scelte politiche. Un sindacato che non grida per difendere il merito perde la sua ragione d’essere.
E allora resta una domanda che pesa come una pietra: dove erano, e dove sono, i sindacati quando migliaia di idonei, abilitati con corsi selettivi, vengono lasciati ai margini? Come si può chiedere assunzioni da GPS, predicare il doppio canale, ignorando i professionisti della scuola?
Francesca Gabriele