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Chiamata diretta, 426 presidi dicono no alla Fedeli: ci pensino gli Usr, abbiamo troppi problemi

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Cara ministra, noi quest’anno la scelta dei docenti per chiamata diretta non la faremo: ci pensino gli Uffici Scolastici Regionali.

E’ questo il senso della lettera di protesta inviata alla ministra Fedeli da 426 dirigenti scolastici.

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“I sottoscritti dirigenti scolastici dichiarano la propria inerzia e quindi non procederanno alla chiamata diretta, lasciando che siano gli uffici scolastici territoriali a procedere alle assegnazioni dei docenti”.

La lettera di protesta è stata resa pubblica il 12 luglio, spiega l’Ansa. “Vogliamo essere dirigenti scolastici, non sceriffi – prosegue la missiva – né ufficiali sanitari né capri espiatori per le inadempienze degli enti locali relative alla sicurezza”.

 

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Nel documento, i presidi spiegano che la protesta verrà attuata tra l’altro per chiedere un aumento del loro stipendio, al momento “non proporzionale al carico di lavoro e di responsabilità”, “anche in confronto con altre figure dirigenziali di pari livello all’interno del Miur e di altri ministeri e istituzioni”.

I presidi, infine, ricordano alla responsabile del Miur che le segreterie scolastiche sono “al collasso”, persiste quindi la carenza di personale”, come le “inadeguate condizioni di sicurezza delle scuole” e che occorre “l’istituzione di figure intermedie tra dirigente scolastico e docenti”.

 

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