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Aggiornato il 09.02.2026
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Classi pollaio, Mollicone (FdI): “Situazione sotto controllo, ripariamo i danni della sinistra come i banchi a rotelle” – INTERVISTA

Valerio Musumeci

Sulle classi pollaio la situazione è “sotto controllo”, ma la scuola fa i conti con la “sfida epocale” del calo demografico e deve proseguire sulla strada del dimensionamento, “una riorganizzazione necessaria per garantire l’efficentamento dei servizi”. Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Cultura, scienza e istruzione alla Camera dei Deputati, risponde alle domande de La Tecnica della Scuola.

Da una parte, rivendica i risultati del Governo Meloni, che “si sta assumendo la responsabilità di riparare i danni” fatti dalla sinistra, banchi a rotelle compresi. Dall’altra, chiude al dialogo sulla proposta di legge di Alleanza Verdi e Sinistra di fissare un limite massimo di 20 alunni per classe, che “rischia di essere un intervento più simbolico che efficace”. Una conversazione a tutto campo su un ambito, quello della scuola, che richiede “una programmazione seria e non demagogica“.

Onorevole Mollicone, il tema della popolazione scolastica è al centro del dibattito. Le opposizioni attaccano sul sovraffollamento, il Governo si difende parlando di situazione sotto controllo. Come stanno davvero le cose?

La situazione è certamente sotto controllo. Come evidenziato dal Ministro Valditara, i dati Invalsi e Pisa mostrano che le performance non sono strettamente correlate al numero di alunni. Il benessere di studenti e docenti rimane prioritario. Se è vero che i numeri medi nazionali ci pongono al di sotto della media Ocse, non ignoriamo che in alcune realtà urbane specifiche si possano ancora verificare delle criticità. Anche in questi casi, tuttavia, il nostro impegno è quello di passare da una gestione emergenziale a una strutturale, dove la flessibilità garantita anche dal Decreto Caivano permetta di intervenire proprio laddove i numeri sono più complessi.

Ha destato scalpore la dichiarazione del ministro Valditara, secondo cui “non per forza classi più piccole corrispondono a risultati migliori”. Condividete questa posizione, o sul tema delle cosiddette classi pollaio si dovrebbe intervenire?

La posizione del Ministro è basata su evidenze empiriche che non possiamo ignorare: paradossalmente, in classi troppo esigue – sotto i 20 – si riscontrano talvolta fragilità maggiori. Detto questo, il termine “classi pollaio” fa parte di un retaggio che questo Governo, con Valditara e Frassinetti, sta attivamente superando. Da sempre crediamo che la qualità della didattica passi anche per spazi adeguati. La nostra linea oggi è quella di non fare interventi ideologici “a pioggia”, ma di investire sull’organico e sulla personalizzazione, specialmente nelle aree di maggiore disagio sociale. Abbiamo aumentato, in questo senso, le possibilità di deroga al numero minimo per formare le classi iniziali nelle aree montane – ad alto rischio dispersione – nei borghi, nei piccoli centri e nei luoghi post sisma. Siamo convinti che la scuola aperta è vita e frena lo spopolamento.

Le opposizioni hanno denunciato che “per l’istruzione pubblica in Italia non si spende troppo, ma troppo poco”. Il ministro rivendica che la legge di bilancio “aggiunge circa 960 milioni di euro al settore”. Si poteva fare di più?

Siamo molto orgogliosi dei 960 milioni di euro aggiuntivi stanziati per il 2026. È un segnale forte: la scuola non è più il bancomat dello Stato. Certamente, in un mondo ideale, le risorse per l’istruzione dovrebbero essere infinite, ma dobbiamo agire con responsabilità. Oltre alle cifre, conta come si spende: stiamo investendo in assicurazione sanitaria per il personale, nel rinnovo dei contratti e nel potenziamento dei docenti tutor. È un cambio di passo concreto rispetto al passato.

Il Governo dice spesso che le politiche della sinistra (per esempio Superbonus e Reddito di cittadinanza) incidono sulle risorse disponibili. Sulla scuola la “colpa” è tutta loro, o c’è anche una responsabilità del centrodestra?

E non dimentichiamoci dei banchi con le rotelle. È innegabile che l’eredità finanziaria di misure come il Superbonus o il Reddito di Cittadinanza abbia ristretto i margini di manovra per tutti i ministeri, scuola inclusa. Ogni euro speso in bonus edilizi non controllati è un euro sottratto a laboratori o stipendi dei docenti. Il centrodestra si sta assumendo la responsabilità di riparare questi danni, riportando l’istruzione al centro di una programmazione seria e non demagogica.

In Italia c’è un tema di riduzione delle nascite, che in alcune aree del Paese sta portando al cosiddetto dimensionamento. Su questo tema qual è la posizione della maggioranza? Il governo sta facendo abbastanza?

Il calo demografico è una sfida epocale che affrontiamo con realismo e pragmatismo. Il dimensionamento non va inteso come un taglio, ma come una riorganizzazione necessaria per garantire l’efficientamento dei servizi. La nostra priorità, in linea con quanto espresso anche dal Ministro per la Famiglia Roccella – e, più volte, anche dal Presidente Meloni – è invertire il trend delle nascite. Nel frattempo dobbiamo assicurare che ogni istituto, anche in aree periferiche, abbia la forza amministrativa per funzionare al meglio.

La raccolta firme “Non più di 20 per classe!” di Alleanza Verdi Sinistra ha raggiunto rapidamente le 50mila firme. Su questa proposta – e in generale sulla scuola – c’è la possibilità di un confronto oltre gli schieramenti?

Il dialogo è sempre aperto quando si parla del futuro degli studenti italiani, ma le proposte devono essere sostenibili. Fissare per legge un limite rigido di 20 alunni, senza considerare i contesti o le evidenze scientifiche citate dal Ministro durante il Question Time, rischia di essere un intervento più simbolico che efficace. Preferiamo il modello di Agenda Sud: più docenti dove c’è più bisogno, piuttosto che una riduzione indistinta che non tiene conto delle diversità territoriali.

Nel testo Avs propone anche di destinare all’inclusione “una parte delle risorse che oggi vengono destinate alle scuole private in violazione del dettato costituzionale”. Le risorse sul comparto sono sufficienti o bisogna fare di più?

Sull’inclusione, seguiamo con convinzione la linea del Ministro Locatelli: l’inclusione non è un costo, ma un investimento. Abbiamo stanziato fondi importanti – oltre 360 milioni – per l’assistenza all’autonomia e il trasporto scolastico. Per quanto riguarda le scuole paritarie, la polemica di AVS è fuori tempo massimo: esse fanno parte a pieno titolo del Sistema Nazionale di Istruzione. Garantire il “buono scuola” – introdotto dal Governo con l’ultima Legge di Bilancio – significa attuare una vera libertà di scelta educativa, che non toglie nulla alla scuola statale ma, anzi, ne integra l’offerta a beneficio di tutte le famiglie, incluse quelle meno abbienti.

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