L’episodio che ha visto protagonista Andy Byron, amministratore delegato della società americana Astronomer, offre uno spunto importante per riflettere su un tema che riguarda da vicino anche il mondo della scuola: i rischi legati ai comportamenti extralavorativi quando diventano virali sui social.
Byron, immortalato in un atteggiamento intimo con l’amante (una sua sottoposta) durante un concerto dei Coldplay, è stato sospeso e poi costretto alle dimissioni dopo che il video è diventato di dominio pubblico. L’azienda ha motivato la decisione richiamandosi al dovere dei leader di mantenere standard elevati di condotta e responsabilità, anche al di fuori dell’ambito lavorativo.
Se questo vale per un amministratore delegato, tanto più dovrebbe far riflettere chi lavora nella scuola, un ambiente dove la reputazione personale e l’integrità sono parte integrante della professionalità.
I dipendenti della scuola, dirigenti, docenti, educatori e ATA, rappresentano un punto di riferimento etico e comportamentale non solo per gli studenti, ma anche per le famiglie e per la comunità. Il loro ruolo si estende spesso oltre le mura scolastiche. Per questo motivo, comportamenti discutibili, anche se avvenuti nel tempo libero e in contesti del tutto privati, possono avere ripercussioni sulla credibilità professionale e sulla serenità dell’ambiente lavorativo.
L’avvento dei social network ha moltiplicato i rischi: un gesto, una parola, una foto o un video possono rapidamente diventare virali e trasformarsi in un “caso”. Non importa se l’episodio è stato travisato, ingigantito o decontestualizzato: nel momento in cui diventa di dominio pubblico, chi lavora nella scuola rischia di doverne rispondere, quantomeno sotto il profilo disciplinare o d’immagine.
Quali sono, dunque, i comportamenti extralavorativi che possono mettere a rischio un dipendente della scuola? Non si parla solo di reati o di comportamenti palesemente contrari alla legge, ma anche di condotte che possono apparire incoerenti rispetto ai valori educativi che si è chiamati a trasmettere.
Tra gli esempi più ricorrenti:
Un video virale, una foto equivocabile, un post fuori luogo possono far nascere dubbi sulla serietà, sull’equilibrio e sull’idoneità a mantenere un ruolo educativo.
Va ricordato che ogni lavoratore ha diritto alla propria vita privata. Tuttavia, chi lavora nella scuola non può ignorare che la sua condotta personale ha inevitabilmente una ricaduta sulla percezione pubblica del proprio ruolo.
Anche i tribunali hanno spesso ribadito che, quando un comportamento extralavorativo compromette il rapporto di fiducia con l’istituzione scolastica o crea un danno d’immagine alla scuola, può giustificare provvedimenti disciplinari, se non addirittura la risoluzione del rapporto di lavoro nei casi più gravi.
L’utilizzo delle tecnologie informatiche e dei social è entrato a pieno titolo nel Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, D.p.r. 16 aprile 2013, n. 62, a seguito delle modifiche introdotte dal D.p.r. 13 giugno 2023, n. 81, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 giugno scorso.
Tra le modifiche apportate, sono stati introdotti l’art. 11-bis Utilizzo delle tecnologie informatiche e l’art. 11-ter Utilizzo dei mezzi di informazione e dei social media.
Il nuovo art. 11-bis prevede le seguenti misure:
Queste le regole contenute nell’art. 11-ter alle quali tutti i dipendenti pubblici dovranno attenersi:
Il caso di Andy Byron ci insegna che oggi nessuno è veramente “invisibile” nella propria vita privata. I social non dimenticano e, soprattutto, non fanno sconti. Per chi lavora nella scuola questo significa adottare sempre un atteggiamento di sobrietà e discrezione, anche nel tempo libero.
Non si tratta di rinunciare alla propria libertà, ma di esercitarla con intelligenza e senso di responsabilità, consapevoli che, nell’era della viralità, ogni comportamento può trasformarsi da fatto privato a caso pubblico in pochi clic.
“I leader devono stabilire lo standard nella condotta e nella responsabilità” ha scritto l’azienda americana. Per chi lavora nella scuola, questo non è solo un principio aziendale: è una parte stessa della missione educativa.