Ci sono territori dove la presenza di coltelli negli zaini degli studenti non è un’eccezionalità. Anzi, per certi versi diventa motivo di vanto. Ecco che, allora, spuntano i metal detector davanti e di fronte agli istituti scolastici, così da evitare che gli studenti introducano armi all’interno delle scuole frequentate. Accade a Napoli, a seguito del ritrovamento di tre coltelli negli zaini di altrettanti studenti 13enni e 14enni in un istituto di Caivano: dopo avere preso l’insolita decisione, i carabinieri hanno deciso di fare opera preventiva. Anche perché nella provincia sono già 38 i ragazzini arrestati o denunciati, proprio perché nascondevano armi negli zaini di scuola.
La prefettura ha fatto sapere che si tratta di “una mirata strategia di prevenzione e di contrasto volta ad assicurare una rete di protezione per i ragazzi”.
La mattina di lunedì 20 ottobre, scrive l’Ansa, “il primo intervento ha riguardato proprio l’Istituto Morano nel Parco Verde di Caivano, dove sono stati beccati i tre ragazzini: all’uscita i militari hanno passato al setaccio gli studenti”.
Ma il fenomeno degli studenti armati non è nuovo – martedì scorso era stato un prof di una scuola a Piscinola, nella zona nord della città, non molto distante da Scampia, a chiamare i carabinieri: aveva trovato un coltello lungo 20 centimetri nella cassetta del wc all’interno dei bagni dei maschi – tanto che già da qualche tempo il prefetto di Napoli Michele di Bari ha predisposto un servizio di controllo nelle scuole di numerosi quartieri partenopei, e anche in provincia, da Pozzuoli a Castellammare di Stabia”.
“Enfatizzare è pericoloso, ma è altrettanto pericoloso banalizzare”, ha sottolineato Eugenia Carfora, la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Morano, quello in cui sono stati sorpresi stamattina i tre ragazzini armati. “Quando tu vedi degli oggetti di questa portata non devi far altro che fare comunione di forza con i genitori. Sono venuti meravigliosamente a discutere, preoccupati”. La preside ha anche denunciato l’eccesiva facilità con cui i giovani, grazie a internet, riescono ad entrare in possesso di coltelli e armi varie.
Sempre il 20 ottobre, davano all’istituto Morano, c’era anche don Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo Apostolo: “cosa dovevano fare con questi coltelli? Dovevano difendersi? Dovevano attaccare?” si è domandato il prete, prima di aggiungere: “forse il gruppo nel quale stanno vivendo li esclude se non hanno un tipo di comportamento?”.