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Come risparmiare 15milioni di euro

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Per ottenere subito un risparmio sicuro di 15milioni di euro la Flc-Cgil ha una propria ricetta: impiegare come revisori dei conti il personale Ata in esubero che quest’anno non troverebbe posto a seguito dell’operazione sui docenti inidonei.
E’ difficile capire con esattezza su quali dati il sindacato di Mimmo Pantaleo si basi per parlare della cifra di 15milioni, perché il comunicato non offre ulteriori elementi. Probabilmente si tratta della somma necessaria a liquidare i compensi dei revisori dei conti nominati dal MEF.
D’altronde nel comunicato la Flc si chiede proprio: “Perché il Ministro del Tesoro la contrasta ? [il riferimento è proprio alla proposta di impiegare il personale Ata in esubero in compiti di revisorato]. Perché non vuole tagliare gli incarichi ai propri revisori, già titolari di altri stipendi? Non è anche questa revisione della spesa pubblica?”
Se però si provano a fare due conti si vede subito che l’operazione non è così banale come sembra; 15milioni di euro corrispondo a circa 700 stipendi di personale Ata e per consentire di eliminare del tutto i revisori nominati dal MEF bisognerebbe che ciascun Ata-revisore avesse in carico almeno una dozzina di scuole. Questo significherebbe, ovviamente, un aumento dei costi per il rimborso delle spese di viaggio del personale interessato cosa che, tra l’altro, ridurrebbe almeno in parte il risparmio previsto.
Senza considerare che è davvero difficile pensare che fra gli Ata in esubero possano essercene almeno 700 con i titoli culturali e professionali adeguati per svolgere compiti di revisorato.
Insomma, la proposta della Flc-Cgil è certamente suggestiva ma non sembra facilmente praticabile (e non solo perché il MEF si sta “mettendo di traverso”).
Nello stesso comunicato la Flc-Cgil argomenta che
“l’operazione imposta dalla spending review deve essere rinviata nell’interesse generale della scuola che non può sopportare altri tagli”.
Ma anche in questo caso appare difficile che Miur e Mef riescano a trovare il modo di non applicare una legge regolarmente approvata dal Parlamento.

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