Nella scuola italiana vengono assegnati troppi compiti e nonostante ciò le performance scolastiche degli alunni sono più basse rispetto a Paesi in cui non esistono proprio: questo il pensiero di una mamma influencer in merito che ha aperto un dibattito su Instagram.
“Siamo il Paese che dà più compiti a casa in Europa. I risultati? Dalla secondaria di primo grado in avanti scivoliamo sotto la media Ocse. Segno che più quantità non è sinonimo di più qualità. I Paesi in cui i compiti a casa non si danno proprio ci doppiano e sono ai vertici delle classifiche mondiali per qualità d’istruzione”, ha esordito, portando prove a supporto della sua tesi.
“Diversi studi hanno dimostrato che i compiti a casa spaccano le famiglie, stressano i ragazzini, alimentano le disuguaglianze. Per le famiglie sono un incubo: anche nel nostro tempo dobbiamo rincorrere un ruolo che non ci compete. Forse è il momento di dire basta ai compiti a casa e a migliorare il lavoro svolto in classe. Meno compiti e più vita. Imparare non dovrebbe essere una punizione ansiogena, dovrebbe essere una cosa bella”, ha concluso.
Si tratta della stessa influencer che, in coppia con un’altra, forma il duo che si batte da anni per la modifica del calendario scolastico, con una petizione denominata così: “RISTUDIAMO IL CALENDARIO! Un nuovo tempo scuola NON è più RIMANDABILE”.
“Il calendario scolastico era stato studiato per consentire ai bambini di aiutare i genitori nei campi, va rimodulato. Siamo ancora fermi all’Ottocento e alla riforma agricola. Siamo il paese europeo con più giorni di frequenza scolastica ma siamo il Paese che chiude per più settimane consecutive la scuola“.
“Questo comporta una perdita di competenze enorme per i bambini, si parla di summer learning loss. A settembre assistiamo ad una ripresa lenta e a singhiozzo, si riprende a pieno ritmo circa due settimane dopo la riapertura. Chiediamo che le scuole restino aperte a giugno, a luglio con un’offerta formativa del terzo settore. Questo si porta dietro un ripensamento della didattica, che non può essere più statica, e dei luoghi dove fare scuola, una revisione dell’edilizia scolastica”.
“Questa chiusura prolungata accentua le differenze sociali: i figli delle classi agiate fanno viaggi di formazione, gli altri saranno parcheggiati a casa davanti la televisione o in strada. Il nostro è uno dei sistemi più stressanti del mondo, gli eccessivi carichi di lavoro concentrati nello stesso periodo di tempo, infatti, comportano effetti negativi non solo sul rendimento scolastico, ma anche sul benessere psicofisico”. Lo scorso marzo le due hanno depositato le 75mila firme raccolte in Senato, con la richiesta di avviare un tavolo tecnico istituzionale, come riporta La Stampa.