Con la chiusura dell’anno scolastico in molti istituti italiani, il docente e scrittore Alessandro D’Avenia torna sulla sua rubrica del Corriere della Sera per rilanciare il significato profondo dell’educazione: non un qualcosa di burocratico, ma una tappa importante della crescita umana.
Nelle ultime lezioni dell’anno, D’Avenia racconta di aver dedicato il tempo a un esercizio insolito: aiutare gli studenti a individuare il proprio fuoco interiore, inteso come la fonte primaria dell’azione che allinea mente, cuore e corpo. “Dove e quando sei entusiasta, ispirato, presente, vivo?” sono le domande che pone ai ragazzi, invitandoli poi a confrontarsi con i genitori. L’obiettivo è distinguere il fuoco, che non coincide necessariamente con il futuro lavorativo, da semplici passioni superficiali. Può manifestarsi come un’abilità, un interesse o un’attitudine: qualcosa che riesce bene, che sta a cuore, o una qualità speciale come l’ascolto o la capacità di costruire.
Il rischio dell’estate, avverte lo scrittore, è che diventi una vacanza da vacuum, ovvero un vuoto riempito di noia e schermi. L’alternativa è la “pienanza”, da plenum, pieno di impegno e gioia. Per questo D’Avenia invita gli studenti ad assegnarsi da soli i propri compiti estivi: non esercizi da completare, ma azioni concrete per alimentare i propri fuochi quotidianamente. Il riferimento etimologico non è casuale: “focus” in latino significava focolare, il punto in cui si concentrava il calore domestico, prima che Keplero lo usasse per descrivere la capacità delle lenti di concentrare la luce.
La proposta educativa di D’Avenia supera la dicotomia moderna lavoro-vacanza: la scuola, intesa come esplorazione e scoperta, e la casa, come luogo dei legami profondi, sono i due poli dell’esistenza umana. A sostegno della sua visione, cita la recente enciclica di papa Leone, che richiama un passo del Signore degli Anelli: “La civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci”. Così, quello di oggi non sarebbe l’ultimo giorno di scuola, ma potenzialmente il primo di un nuovo ciclo di crescita.