Esplode la polemica per l’approvazione da parte del CdM del cosiddetto disegno di legge “anti-maranza”, con cui il Governo Meloni vorrebbe rendere più semplice processare i minorenni: se il ddl, approvato il 23 luglio, dovesse essere convertito in legge, i giovani dai 14 ai 18 anni che commettono un reato (anche verso i docenti e il personale scolastico) verranno collocati in un ambito rispetto al quale “si presume fino a prova contraria” che hanno capacità di intendere e di volere. Mentre sino ad oggi, tale capacità doveva essere accertata caso per caso, adesso di fatto si inverte l’onere della prova.
Sul ddl interviene anche Matteo Renzi. L’ex premier, oggi leader di Italia Viva, durante la trasmissione ‘Start’, trasmessa da SkyTg24 ha chiesto: “che tipo di messaggio vogliamo dare ai giovani di questo Paese: vogliamo dire che vanno coinvolti di più? Diamo il voto ai 16enni, vogliamo fare una stretta sugli aspetti penali? Allora diamo il voto ai 16enni” e mettiamo in atto politiche contro la fuga dei giovani dall’Italia.
Secondo l’ex numero uno del Partito Democratico, fautore della ‘Buona Scuola’, la Legge 107 del 2015 che ha riformato l’Istruzione, anche in risposta ai tagli dell’ultimo Governo Berlusconi, oggi più di ieri “manca un profilo educativo”.
Il leader di Italia Viva lamenta poi il fatto che abbiano “tagliato la 18app” e che “più il cervello se ne va dall’Italia, più ci sono i maranza”.
La verità, ha concluso Matteo Renzi, è che oggi “ci vorrebbe un po’ di politica”.
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