Una scritta risalente all’epoca fascista sul muro di una scuola dedicata a un partigiano. Un paradosso frutto di un restauro, che ha riguardato un istituto di Viterbo e che ha portato i cittadini a scendere in piazza. A darne conto è l’Ansa, secondo cui “erano circa in 200 questa mattina al sit-in di protesta contro la scritta ‘Opera Balilla‘ riemersa dopo il restauro della facciata del liceo classico Viterbese, intitolato a Mariano Buratti, il partigiano eroe fucilato dai nazifascisti a Forte Bravetta nel 1943″.
“La scoperta, portata all’attenzione pubblica alcuni giorni fa dal quotidiano locale Tusciaweb, ha innescato una serie di polemiche“, si legge ancora, “culminate questa mattina con la protesta che ha visto la partecipazione di esponenti della sinistra locale, dei vertici dell’AnpiI, tra cui il presidente Enrico Mezzetti, e del vicepresidente del Consiglio Regionale, Enrico Panunzi (Pd)”. Il gesto più forte, aggiunge l’Ansa, è stato quello del nipote di Mariano Buratti, Paolo Bianchini, che si è incatenato al cancello della scuola.
“Da nipote orgoglioso di Mariano Buratti, a suo nome io mi sono incatenato qui davanti“, ha spiegato Bianchini all’agenzia, “perché quella scritta è una beffa, è una sfida, è una dichiarazione di guerra, e alle guerre bisogna rispondere con la resistenza tornando simbolicamente in montagna. Quindi io rimarrò incatenato qui finché non tolgono quella scritta che, ripeto, è veramente una dichiarazione di guerra a cui rispondo continuando pacificamente a combattere incatenato“.