Lo scorso 16 aprile il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha inviato una comunicazione direttamente alle famiglie degli studenti attraverso il Registro elettronico, replicando una modalità già adottata in precedenti occasioni.
Il contenuto del messaggio – sottolineano Cisl Scuola e ANP in una propria nota – non ha suscitato particolari critiche: si tratta infatti dell’avvio di un piano di formazione rivolto al personale scolastico, finalizzato a promuovere l’educazione al rispetto, alle relazioni, all’empatia e alla parità. Temi di grande rilevanza, la cui urgenza è confermata con sempre maggiore frequenza dai fatti di cronaca. Positivo anche il coinvolgimento delle famiglie, chiamate a essere informate e, possibilmente, partecipi di un percorso educativo che non può prescindere dalla loro collaborazione.
A sollevare perplessità sono invece le modalità comunicative adottate. In particolare, la scelta di un contatto diretto tra Ministro e famiglie rischia di creare un effetto di “spiazzamento” per il personale scolastico, primo destinatario delle iniziative formative e attore fondamentale nella loro attuazione. La rapidità delle comunicazioni digitali, infatti, genera altrettanto rapide richieste di chiarimento, alle quali dirigenti e docenti possono trovarsi impreparati, con ricadute negative sull’immagine di un’amministrazione che dovrebbe apparire coordinata ed efficiente.
La questione è stata sollevata in particolare da CISL Scuola e ANP, i cui rappresentanti hanno recentemente scritto al Ministro chiedendo che, in futuro, i dirigenti scolastici vengano informati con un congruo anticipo – almeno 48 ore – rispetto all’invio di comunicazioni alle famiglie. Una richiesta che punta a rafforzare la coerenza e l’efficacia dell’azione amministrativa, evitando disallineamenti tra centro e periferia.
Secondo i firmatari, un maggiore coordinamento gioverebbe non solo alla figura dei dirigenti scolastici, ma all’immagine complessiva del sistema educativo e dello stesso Ministero, che verrebbe percepito come guida di una struttura moderna e ben organizzata, anziché come un apparato frammentato.
Il rischio, altrimenti, è quello di alimentare una distanza tra chi prende le decisioni e chi è chiamato ad applicarle. Una dinamica che, storicamente, ha spesso generato inefficienze, come ricorda il celebre motto dell’amministrazione coloniale spagnola “Obedezco pero no cumplo” (“obbedisco ma non eseguo”), utilizzato per indicare ordini percepiti come inattuabili o fuori contesto.
Al di là degli aspetti organizzativi, emerge anche una riflessione più ampia sul fenomeno della disintermediazione. Negli ultimi anni, la politica italiana ha mostrato una crescente tendenza a privilegiare il rapporto diretto tra governanti e cittadini, spesso aggirando i cosiddetti corpi intermedi. Se tale dinamica è stata già osservata nel rapporto con i sindacati, appare più inedita – e potenzialmente problematica – la sua applicazione all’interno della stessa amministrazione pubblica.
Nel caso della scuola, infatti, dirigenti e docenti non rappresentano un contropotere, ma parte integrante dello Stato, chiamata a tradurre in pratica le politiche educative. Una comunicazione che li escluda rischia quindi di indebolirne il ruolo e di compromettere l’efficacia delle iniziative.
In un contesto in cui i social media e gli strumenti digitali offrono molteplici canali di comunicazione, resta fondamentale preservare il valore delle procedure istituzionali e del coordinamento interno. Una volta utilizzati i canali ufficiali, al decisore politico non mancano certo le occasioni per esprimersi direttamente, senza però mettere in secondo piano chi, quotidianamente, opera sul territorio.