In occasione della Festa dei Lavoratori, il tema dell’occupazione giovanile torna al centro del dibattito politico. A sottolineare il ruolo strategico dell’istruzione è stata Paola Frassinetti, sottosegretario al Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha ribadito come “la scuola sia il primo luogo in cui si costruisce il futuro lavorativo dei giovani”.
Frassineto, che in passato era più volte intervenuta per sottolineare la necessità di valorizzare il liceo classico, ha evidenziato anche gli investimenti del governo guidato da Giorgia Meloni, sottolineando dati “incoraggianti” sull’occupazione, in particolare per donne e giovani. Un ruolo chiave, secondo la sottosegretaria, è giocato dalla riforma della filiera tecnico-professionale, che punta a rafforzare il collegamento tra formazione e lavoro. Il nuovo modello prevede anche percorsi quadriennali integrati con gli ITS Academy, con l’obiettivo di offrire competenze più immediatamente spendibili nel mercato.
“La scuola deve essere il luogo in cui si acquisiscono conoscenze e titoli qualificati per affrontare con successo l’ingresso nel mondo del lavoro”, ha concluso Frassinetti.
I dati: occupazione in crescita, ma persistono criticità
Il rapporto scuola-mondo del lavoro non è affatto semplice e lineare. Se da un lato il quadro generale mostra segnali positivi, dall’altro l’accesso dei giovani al lavoro in Italia resta complesso. Secondo le rilevazioni più recenti di ISTAT, il tasso di occupazione tra i 15 e i 29 anni è in crescita, ma ancora inferiore alla media europea. Inoltre, una quota significativa di giovani continua a rientrare nella categoria dei NEET (Not in Education, Employment or Training), segno di una difficoltà strutturale nel passaggio dalla formazione all’impiego.
Un elemento cruciale riguarda il cosiddetto mismatch tra domanda e offerta di lavoro: molte imprese segnalano difficoltà nel trovare profili tecnici qualificati, mentre una parte dei laureati fatica a trovare occupazioni coerenti con il proprio percorso di studi. In questo contesto, percorsi come quelli degli ITS Academy mostrano performance migliori: a un anno dal diploma, la maggioranza degli studenti trova lavoro, spesso in ambiti coerenti con la formazione ricevuta.
Il nodo della transizione scuola-lavoro
Il dibattito resta quindi aperto. Se la scuola viene sempre più riconosciuta come snodo fondamentale per l’occupabilità dei giovani, resta da rafforzare il collegamento con il tessuto produttivo e migliorare l’orientamento. La sfida, evidenziata da più parti anche in questa Festa dei Lavoratori, è rendere il sistema formativo capace non solo di trasmettere conoscenze, ma di accompagnare concretamente i giovani verso un lavoro stabile e di qualità.