Home Archivio storico 1998-2013 Riforme Con il liceo ridotto a 4 anni l’Italia si adegua all’Europa

Con il liceo ridotto a 4 anni l’Italia si adegua all’Europa

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Non ha risposto solo sul futuro dei precari abilitati della scuola. Sempre nel corso di un question time alla Camera, il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, ha fatto chiarezza anche sull’abbreviazione del percorso scolastico superiore da 5 a 4 anni. Il responsabile del Miur ha spiegato che la sperimentazione prevede la riduzione del percorso scolastico per sei scuole statali (istituti di istruzione secondaria superiore e licei classici) e tre scuole paritarie, che hanno presentato altrettanti progetti di innovazione.
“Le tre scuole paritarie hanno avviato la sperimentazione nel corrente anno scolastico, mentre gli istituti scolastici la avvieranno nel prossimo, aumentando – ha spiegato il ministro – il numero di ore settimanali e quindi senza incidere sugli organici del personale docente”.
Carrozza ha tenuto a precisare che ha autorizzato queste sperimentazioni perché ritiene valide le ragioni che le hanno ispirate, “legate all’esigenza di adeguare la durata degli studi agli standard europei, consentendo agli studenti un ingresso anticipato nel mercato del lavoro, ovviamente senza escludere la prosecuzione degli studi”.
Il Ministro ha anche assicurato che la decisione presa “non è stata estemporanea” ma “è stata preparata da uno studio accurato e sarà seguita dall’analisi attenta dei rendimenti e dei risultati”.
“La sperimentazione in esame non ha nulla di riservato, ma non è stata oggetto di particolari misure di pubblicità, proprio perché – ha spiegato il ministro – si tratta di una sperimentazione, utile per il ministero per valutare l’efficacia delle relative soluzioni didattiche, ma non rilevante per la generalità delle istituzioni scolastiche. Saranno invece oggetto di adeguata pubblicità i risultati delle sperimentazioni, soprattutto se saranno ritenuti tali da giustificare l’introduzione di modifiche di portata generale agli ordinamenti didattici”.
Polemica chiusa? L’impressione è che non finisca qui.
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