“Tanto rumore per nulla”. Si potrebbe rispolverare Shakespeare, forse, per descrivere lo stato dell’arte del concorso PNRR 3, bandito dal ministero dell’Istruzione e del Merito giovedì nove ottobre, e che scadrà alle 23.59 di mercoledì 29. La voce che circola tra gli addetti ai lavori – verificata da La Tecnica della Scuola – è che la partecipazione al concorso che ha messo a bando ben 58mila posti tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I e di II grado sia piuttosto bassa. Per i numeri ufficiali bisognerà attendere il Ministero dell’Istruzione e del Merito, che li diffonderà prossimamente. Il sentimento, tuttavia, è netto. “La percezione che abbiamo, in effetti, è quella di una partecipazione molto bassa”, conferma Antonio Antonazzo, membro della Direzione Nazionale della Gilda degli Insegnanti. “Nella mia Cuneo, al momento, le richieste sono state circa un decimo dei due concorsi precedenti. Magari nei prossimi giorni le cose cambieranno, ma al momento la situazione che vediamo è questa”.
Per quanto riguarda le selezioni precedenti, la partecipazione è stata molto ampia, anche perché il nuovo concorso era atteso da diversi anni. Il concorso PNRR 1, indetto nel 2023, ha messo a bando 44.654 posti, e ha registrato 372.804 domande. Conti alla mano, una media di 8,3 domande per ogni posto disponibile. Il concorso PNRR 2, nel 2024, ha messo a bando 19.022 posti, registrando 239.100 domande. Una cifra più bassa in termini assoluti, ma più alta in termini percentuali, con una media di 12,5 domande per ogni posto. Per quanto riguarda il concorso PNRR 3, come detto, i posti a disposizione sono 58.135, la maggior parte dei quali per la scuola secondaria (30.759) e in misura minore per la scuola primaria e dell’infanzia (27.376). La Tecnica della Scuola ha dedicato numerose dirette al concorso, illustrando nel dettaglio bandi, requisiti e modalità di partecipazione. Se quest’ultima, come pare, sarà più bassa, le ragioni potrebbero essere diverse.
Il primo fattore potrebbe essere squisitamente psicologico. “In tre anni abbiamo avuto tre concorsi, una novità rispetto al passato”, spiega Antonazzo. “Se da una parte questo ha acceso grandi speranze, dall’altra ha generato un po’ di disillusione. Chi non è passato con le selezioni precedenti, insomma, potrebbe aver scelto di non partecipare a questo concorso”. Come spiegato dal dirigente della Gilda in un approfondimento, il target di 70mila assunzioni fissato dall’Unione Europea nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato raggiunto. “Naturalmente non bisogna confondere i posti con le assunzioni. I primi vengono banditi per coprire gli organici anche negli anni successivi, mentre le assunzioni vengono decise annualmente con il cosiddetto contingente”. Obiettivo raggiunto, insomma, almeno in parte. “Il Ministero adesso punta a selezionare almeno 30mila aspiranti per completare le graduatorie dei prossimi anni”, sottolinea l’esperto.
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Un’altra questione che potrebbe incidere sulla bassa partecipazione riguarda i requisiti. “Fino al 31 dicembre 2024, vale a dire per i concorsi PNRR 1 e 2, è stata in vigore la cosiddetta fase transitoria, durante la quale era possibile partecipare ai concorsi con 24 CFU”, ricorda Antonazzo. “Oggi sono necessari i 60 CFU previsti dalla legge, che naturalmente sono molto più difficili da ottenere. Senza addentrarsi troppo nelle questioni tecniche, alle quali abbiamo dedicato diversi approfondimenti, questa stretta potrebbe aver contribuito a ridurre ulteriormente la platea rispetto alle selezioni precedenti”. Una difficoltà che potrebbe essere legata anche alla distribuzione dei corsi universitari sul territorio, che essendo a macchia di leopardo rende complesso ottenere l’abilitazione in alcune zone del Paese. “Questa incertezza contribuisce alla disillusione verso il concorso, e che potrebbe incidere notevolmente sulla partecipazione”, conferma il dirigente sindacale.
A sollevare un’altra questione, nelle scorse ore, è stata Flc Cgil, che ha annunciato l’impugnazione dei bandi del concorso PNRR 3. Questi ultimi infatti prevedono la possibilità di iscriversi con riserva “qualora il titolo di specializzazione su sostegno o, per la scuola secondaria, l’abilitazione all’insegnamento vengano conseguiti entro il 31 gennaio 2026”. Una scelta che per il sindacato penalizza “sia i laureandi di Scienze della Formazione Primaria che pur conseguiranno l’abilitazione all’insegnamento in tempo utile, concludendo regolarmente gli studi nelle sessioni di laurea previste tra ottobre e gennaio, sia coloro che stanno frequentando il X ciclo dei percorsi ordinari di specializzazione sul sostegno, le cui attività si espleteranno in non meno di otto mesi e si concluderanno entro il 30 giugno 2026”. Per quella data, tuttavia, il ministero dovrà “raggiungere i target legati ai finanziamenti del PNRR”, a costo di tagliare fuori una fetta di lavoratori.
Il 30 giugno del prossimo anno, infatti, segna anche la fine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, oltre la quale i fondi non spesi dovranno essere restituiti. Una dead line che in altri ambiti della Pubblica amministrazione ha portato all’approvazione di opere purchessia, pensate più per evitare di perdere i finanziamenti che per la loro effettiva utilità. Non che questo sia il caso del concorso PNRR, precisa Antonazzo. “Allo stesso tempo, però, non c’è dubbio che questa scadenza imminente sia un ulteriore fattore di criticità rispetto al concorso, insieme alla disillusione e alla stretta sui requisiti di cui sopra”, riconosce il sindacalista. Allo stesso tempo il dirigente della Gilda mette in guardia da conclusioni affrettate. “Manca ancora una settimana alla scadenza del 29 ottobre, magari nei prossimi giorni ci saranno delle sorprese, con un aumento repentino dei partecipanti”, conclude. Per sapere come andranno le cose, insomma, non resta che aspettare.