Candidati costretti a viaggiare per centinaia di chilometri. È questo il rispetto per la scuola? Nei giorni scorsi migliaia di candidati al Concorso Docenti PNRR hanno vissuto una condizione semplicemente inaccettabile. L’USR Sicilia ha assegnato le sedi d’esame senza alcun criterio territoriale chiaro, generando una distribuzione casuale e disomogenea, in cui – a seconda della lettera del cognome – alcuni candidati sono rimasti a svolgere la prova nella propria città, come nel caso di Messina, mentre altri, con cognomi diversi, sono stati costretti a percorrere centinaia di chilometri.
È accaduto così che:
• residenti a Messina abbiano dovuto sostenere la prova a Caltanissetta o Licata,
• docenti palermitani siano stati inviati a Messina,
• candidati con stipendi precari abbiano dovuto affrontare spese aggiuntive per viaggi, alloggi e permessi lavorativi.
Nel frattempo, la possibilità di richiedere una sede “viciniore” è stata concessa solo in situazioni estremamente limitate: disabilità grave, gravidanza a rischio, allattamento. Per tutti gli altri, nessuna alternativa: ci si è dovuti adattare, spesso a proprie spese. Eppure parliamo di un concorso finanziato dal PNRR, che dovrebbe incarnare modernità, equità, trasparenza. Invece, per molti, si è trasformato nell’ennesimo ostacolo posto lungo il cammino di chi desidera entrare con dignità nella scuola pubblica.
La verità è semplice
Un sistema che non garantisce sedi adeguate né un’organizzazione efficiente non è un sistema che rispetta la scuola. Sotto la retorica dell’efficienza si è consumata, ancora una volta, una compressione dei diritti dei candidati, chiamati a sopportare costi economici, emotivi e logistici che nulla hanno a che vedere con la reale valutazione delle loro competenze professionali.
Domande che meritano risposte
• Perché in Sicilia non esistono criteri territoriali chiari e comprensibili?
• Perché chi vive a venti minuti dalla sede ideale deve viaggiare per tre ore?
• Perché un concorso pubblico deve ricordare una corsa a ostacoli anziché una seria procedura di selezione?
Domande che non riguardano solo l’organizzazione tecnica, ma il rispetto delle persone e la dignità del lavoro docente.
Serve una riforma di buon senso
Occorre intervenire con scelte strutturali:
• calendarizzazione stabile dei concorsi;
• criteri territoriali uniformi e trasparenti;
• sedi adeguate e distribuite in modo equilibrato in ogni provincia;
• rispetto concreto per chi investe anni di studio, precariato e sacrifici per ottenere un posto nella scuola pubblica.
Non è accettabile che, nel 2025, un concorso finanziato con fondi europei costringa i candidati a un “viaggio della speranza” solo per sedersi davanti a un computer e svolgere una prova scritta.
La scuola italiana ha bisogno di docenti preparati, non di eroi costretti a percorrere 600 chilometri per sostenere un esame! È il momento di dirlo chiaramente. È il momento di cambiare.
Francesco Aloisi, Comitato Nazionale “La scuola che respira”