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Concorso straordinario, “ho fatto la prova e sono sconcertata: 150 minuti servivano per un quesito, non per sei” [INTERVISTA]

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Il concorso straordinario per selezionare 32 mila nuovi docenti della scuola secondaria non si ferma. Anche l’ultimo Dpcm, che ha bloccato le nuove procedure concorsuali per l’aumento continuo dei contagi da Covid-19, ha confermato che la selezione nella scuola, dopo il beneplacito del Cts, andrà comunque avanti. E senza prove suppletive. Più di qualche dubbio, però, francamente permane. A partire dai rischi di contagio, inevitabili quando si chiede ad oltre 64 mila precari di muoversi, in oltre 10 mila casi per centinaia di chilometri, per raggiungere le sedi delle prove. Un pericolo messo in evidenza anche da Massimo Galli, noto infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano.

MA pure sui contenuti della prova unica permangono delle riserve. Perchè la trasformazione dell’esame da test a risposta multipla in cinque quesiti aperti non sembra offrire le garanzie meritocratiche attese: quelle che hanno portato M5S, Pd, Italia Viva e Leu a raggiungere un’intesa dopo le “scaramucce” di mezza estate, per dirimere le quali è dovuto intervenire il premier Giuseppe Conte.

Parlando con i candidati, lo svolgimento della prova si è dimostrato piuttosto deludente. A La Tecnica della Scuola lo dice, senza giri di parole, una docente precaria di una disciplina umanistica. Ha appena risposto ai test in provincia del Lazio e ci ha spiegato i motivi per cui è delusa.

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Come è andata la prova?

       R. Se devo essere sincera la prova, per come è stata strutturata ed organizzata ha lasciato tutti i candidati, compresa me naturalmente, estremamente perplessi. Per non dire sconcertati. Quindi chiedere di valutarne obiettivamente l’esito è molto arduo.

Eravate tanti?

       R.  Eravamo più di venti nella stessa aula.

C’erano candidati giunti da lontano?

       R. Si oltre che canditati provenienti da tutto il Lazio, ve ne erano anche da altre regioni: Abruzzo, Toscana, Sardegna.

Ritiene che durante la prova sia stata assicurata la sicurezza per la salute, ad     iniziare dal distanziamento tra i candidati?

       R.  In generale, ritengo che le operazioni si sono svolte in adempimento delle norme di sicurezza.

Le domande che le sono state poste erano impegnative?

       R. I quesiti erano piuttosto impegnativi soprattutto considerando che il tempo a disposizione era di 150 minuti, per rispondere a cinque quesiti a risposta aperta ed un testo di comprensione in lingua inglese.

Quindi venti minuti, in media, per rispondere ad ogni quesito non erano sufficienti?

       R.  Decisamente no, se consideriamo che si chiedeva di sviluppare una verifica, un’unità di apprendimento e progetti didattici su argomenti specifici, nonchè la comprensione di un testo in lingua inglese.

Quanto tempo pensa che le sarebbe servito per fornire delle risposte esaurienti?

       R.  Credo che qualunque docente con esperienza, come poi eravamo tutti trattandosi di concorso straordinario, sa bene che per svolgere seriamente anche una sola delle attività proposte dai quesiti somministrati sia necessario un tempo congruo che varia sicuramente anche a seconda della classe e degli alunni per i quali si vada a sviluppare il progetto stesso. Ma in nessun caso credo sia quantificabile in meri 20 minuti.

Con quanti quesiti la prova sarebbe stata più equilibrata?

       R.  Forse, se avessero posto uno solo dei cinque quesiti nei 150 minuti avrebbero permesso ai candidati di articolare un lavoro più concreto e coerente, mentre così facendo hanno solo creato difficoltà di concentrazione e stress, poichè per poter terminare tutta la prova non era possibile se non rispondere in modo schematico rischiando di risultare frammentari ed incompleti. Inoltre, a causa del poco tempo era quasi impossibile revisionare ciò che si era scritto.  

E il quesito di inglese? L’ha soddisfatta? Era difficile?

       R.  Il brano proposto poteva risultare insidioso: c’erano dati specifici, il livello richiesto era piuttosto alto. Non tutti i candidati posseggono un B2. Anche questo ha sconcertato molti presenti. Meglio sarebbe stato diversificare proponendo ai candidati, a seconda delle competenze e conoscenze, lingue straniere alternative all’inglese.

Che tipo di prova avrebbe preferito?

       R.  Sicuramente non una prova tanto articolata in un tempo tanto limitato. Forse per il tempo previsto . Non dimentichiamo che si stanno valutando candidati pluri titolati e che hanno maturato anni di esperienza di insegnamento.

Pensa comunque che verranno immessi in ruolo i più bravi?

       R.  Su questo nutro forti dubbi. Non è con questo tipo di prova che si può valutare il merito dei docenti. Non è questo il sistema per creare una “scuola di qualità”, come dice di voler fare la ministra dell’Istruzione.

Faccia la prof: da 1 a 10, che voto darebbe a chi ha organizzato il concorso?

       R.   Per me gravemente insufficiente: è un 3.

Se dovesse non rientrare tra i vincitori, continuerà ad insegnare?

       R.  Certamente, questo è il lavoro che svolgo da anni con grande impegno e passione e se non sarà questa la mia occasione ripongo fiducia nel futuro. Chissà che non arrivi qualche “riformatore illuminato” che capisca che i precari della scuola non sono “nemici” o “fannulloni” da umiliare, ma professionisti seri che meritano di essere valorizzati. 

Svolgerà pure il concorso ordinario?

       R.  Di sicuro, tenterò anche quello. 

Preparazione concorso ordinario inglese