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Congedo parentale, cosa accade in caso di parto gemellare

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Cosa accade, per quanto riguarda i congedi, in caso di parto gemellare?

La normativa è molto chiara: astensione obbligatoria prima e dopo il parto e stessi diritti del parto non gemellare. Possibile la riduzione di orario per allattamento. I riposi sono raddoppiati e le ore aggiuntive possono essere utilizzate dal padre.

La normativa sul parto gemellare

Le norme in caso di congedi parentali sono disciplinate dagli articoli 32 e 34 del decreto legislativo 151/2001, ovvero quello relativo al Testo Unico sulla maternità e paternità, e dall’articolo 12, comma 4, del contratto collettivo nazionale del comparto scuola del 2007.

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Si prevede, pertanto, che ciascun genitore avrà diritto al congedo parentale per ogni bambino.

Di conseguenza, in caso di parto gemellare o plurigemellare, ciascun genitore avrà diritto a fruire del numero di mesi di congedo parentale spettanti per ogni nato, fino al 12 anno di vita.

Alla madre toccherà, trascorso il congedo per maternità, un periodo continuativo o frazionato non superiore ai sei mesi, mentre al padre, dopo la nascita del figlio, un periodo continuativo o frazionato non superiore ai 6 mesi, elevabile a 7 nel caso di astensione dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato di 3 mesi.

Per quanto riguarda il trattamento economico, fino al sesto anno di vita del bambino, i primi 30 giorni computati del congedo saranno retribuiti per intero e non andranno ad intaccare le ferie e sono valutabili ai fini dell’anzianità di servizio.

Invece, i restanti mesi del congedo parentale, saranno retribuiti con un’indennità pari al 30% dello stipendio totale, computabili per l’anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alle tredicesime mensilità.