Home I lettori ci scrivono Continuità didattica, una realtà normale che appare come utopia

Continuità didattica, una realtà normale che appare come utopia

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Si parla spesso, forse troppo, di “continuità didattica” quasi come fosse qualcosa di strano eppure… altro non dovrebbe essere che la normalità! Nella maggior parte delle scuole è un’utopia e non per colpa dei dirigenti che, poveretti, dal canto loro ce la mettono tutta ma per colpa delle politiche scolastiche farraginose e aleatorie accumulate nel corso degli anni e dei colori politici.

Quest’anno più che mai la situazione è diventata insostenibile, anche causa dell’epidemia che ha bloccato gli spostamenti di molti docenti che, seppur precari, svolgevano supplenze negli stessi istituti da molti anni. Anche la nuova procedura delle Gps, prospettata come la “panacea di tutti i mali” si è rivelata essere un ulteriore colpo alla già malandata scuola italiana. La situazione è questa: le assunzioni sarebbero dovute passare da tre step, il primo quello delle GAE, il secondo quello delle GPS, il terzo quello delle GI (per non contare il quarto, quello delle MAD).

Tuttavia a causa di ritardi burocratici e di complicazioni di vario genere, lo step delle GPS ha ceduto il posto (non ovunque e non sempre, ma nella maggior parte dei casi) a quello delle GI. Cosa significa ciò? Che attualmente, a novembre inoltrato, molti docenti hanno preso servizio in delle scuole con contratti con clausole “fino ad avente diritto” (solitamente stipulati di 10 giorni in 10 giorni), il che significa che, una volta designato il supplente dalle GPS, l’altro dovrà cedere il posto.

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A Roma, l’ultima convocazione da GPS attualmente convocata è per la posizione 5003, convocata il 3/12/2020. Ciò significa che molti bambini, che da settembre hanno iniziato un percorso didattico e umano con un docente, dovranno cambiarlo ad anno già inoltrato. Per carità, “dura lex sed lex” ma… i bambini dove li mettiamo? Ciò che conta sono solo i punteggi, le graduatorie e la necessità di accaparrarsi un posto. Come in ogni altra situazione del genere, ciò che prende vita è una vera e propria guerra tra poveri, in cui a rimetterci sono i bambini.  

Nello specifico, porto alla vostra conoscenza la situazione capitata ai bambini di una classe dell’I.C. Giuseppe Impastato, situato nella periferia Est di Roma: a causa di queste e di altre dinamiche ben note al mondo della scuola (come assegnazioni provvisorie e posti vacanti…), i bambini sono costretti, ogni anno, a cambiare insegnante, arrivando addirittura a cambiarne più di uno nell’arco di pochi giorni. Ciò accade anche ad anno inoltrato, quando il lavoro impostato ed i legami che si creano tra bambini e maestro vengono spazzati via dal cambio di docente.

I genitori, pur consapevoli che quest’anno le regole del gioco sono queste, hanno deciso di scendere in campo… non solo per i loro figli e per il maestro che, ahimè, ha dovuto cedere il posto all’avente diritto nel bel mezzo di un progetto didattico ed umano già avviato. Da ciò nasce una petizione, con la quale i genitori vorrebbero accendere un riflettore sulla situazione: forse sarà solo la voce di uno che grida nel deserto ma se rimaniamo sempre inermi, nascondendoci dietro all’inevitabile fallacia della burocrazia, le cose non cambieranno mai.

Questa petizione è una piccola scintilla di rivoluzione, che ci auguriamo serva magari non a risolvere la situazione ma, perlomeno, a renderla più dignitosa. Per citare Malala: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”… a patto che l’insegnante ed il bambino non debbano perennemente attendere la venuta dell’avente diritto! Ecco il link della petizione, per chiunque voglia contribuire a questa piccola grande rivoluzione.

Federico Giunta – maestro di scuola primaria

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