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Contrapposizioni nel referendum bolognese sui finanziamenti pubblici alle scuole private

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A chi ritiene che le politiche di tagli alla scuola pubblica e finanziamento a quella privata tradiscano l’articolo 33 della Costituzione nel suo spirito autentico, là dove stabilisce che: ‘La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato’.
A chi ritiene che solo una scuola aperta a tutti, laica, gratuita, inclusiva, moderna e di qualità possa impegnarsi a ‘rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana’ (Art. 3).
A chi pensa che fra i banchi della scuola pubblica si gettino le basi per una cittadinanza consapevole e per il futuro del nostro Paese
“.
Questo è quanto scritto nell’appello on line proposto dal Comitato Articolo 33, che chiama in causa le politiche dell’istruzione nel loro insieme, in particolare riferendosi a quel il sistema partitico che per anni, dietro al concetto di sussidiarietà, ha coccolato le scuole private. Di contro è stato pubblicato un manifesto a favore del sistema pubblico integrato bolognese della scuola dell’infanzia dove alcuni punti affermano: “Dal 1994 è attivo a Bologna un sistema unitario e pubblico di scuole dell’Infanzia gestite da diversi soggetti (il Comune di Bologna, lo Stato ed enti non profit). Grazie alla collaborazione fattiva tra questi soggetti, la scuola dell’infanzia bolognese ha garantito livelli invidiabili di qualità e di equità ai bambini, alle bambine e alle loro famiglie. 
Dal 1995, attraverso la legge regionale 52, l’Emilia-Romagna ha riconosciuto il sistema integrato delle scuole per l’infanzia, sostenendone ininterrottamente, fino ad oggi, la sua qualificazione e diffusione territoriale. La legge 62/2000 (la c. d. legge Berlinguer) ha sancito che il “sistema nazionale di istruzione” è costituito sia da scuole statali sia da scuole paritarie. 
Queste ultime includono le scuole degli enti locali e degli enti privati non profit. La legge riconosce espressamente che tutte le scuole del sistema nazionale di istruzione svolgono un servizio pubblico
“. 
Quindi in attesa del 26 maggio data del referendum Bologna è divisa, da una parte ci sono il sindaco, la Curia, la Fism, il Pd e il Pdl che difendono la scuola paritaria privata, dall’altra ci sono i movimenti, gli intellettuali e i cittadini che si schierano a favore della scuola pubblica e di un suo adeguato finanziamento. Il “rischio” non del tutto remoto è che il comitato referendario metta in discussione in ogni città italiana le politiche dell’istruzione e l’allocazione dei relativi finanziamenti pubblici