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14.10.2026

Contrattazione scuola, Valditara apre ad un’area specifica per la scuola diversa da quella del pubblico impiego. L’idea sembra simile a quella (storica) dell’Unicobas

Giuseppe Valditara, ministro dell'Istruzione del Governo Meloni

Nel corso dell’incontro promosso dall’ANP, svoltosi nella giornata di martedì il ministro Giuseppe Valditara ha fatto un annuncio importante: “Dobbiamo andare verso una contrattazione separata, specifica per la scuola, rispetto al resto della funzione pubblica“.
In questo modo, secondo il Ministro, si potrebbe recuperare (e forse persino annullare il “gap” oggi esistente fra le retribuzioni nella scuola e quelle del restante pubblico impiego).
In che modo questa proposta potrebbe essere realizzata è difficile dirlo.
E’ certo tuttavia che per passare dai sogni alla realtà i passi da compiere sono tanti e complicati.

Intanto dobbiamo ricordare che oggi i contratti pubblici sono regolati tutti da un’unica legge, il decreto legislativo n. 29 del 1993, superato poi nel 2001 dal TU n. 165.
Ed è sostanzialmente da allora che nel pubblico impiego l’aumento complessivo del “monte stipendiale” non può superare una certa misura.
Con l’ultimo contratto (per la scuola è stato sottoscritto nel luglio scorso) la percentuale degli aumenti si è aggirata intorno al 6%, con piccole variazioni fra i diversi comparti.
Ma è del tutto evidente il 6% per uno stipendio (lordo) di 30mila euro vale 1.800 euro, mentre per uno stipendio di 35mila ne vale 2.100.


Ed è proprio a causa di questo meccanismo che con il passare degli anni, anzi dei decenni, la distanza fra le retribuzioni del personale della scuola e quello degli altri dipendenti pubblici progressivamente aumentata.
L’unica soluzione per arrestare questo meccanismo (o addirittura per invertire la tendenza) sarebbe quella di prevedere che la scuola non debba sottostare alle stesse regole degli enti locali, dei ministeri o della santà.
E, quanto parte,si tratta proprio della idea che ha in mente il ministro Valditara che sembra così aver sposato anche le rivendicazioni di alcuni sindacati che da anni sostengono questa tesi (Gilda e Unicobas).
Quest’ultimo sindacato, per esempio, è contrario da sempre alla collocazione della scuola all’interno del pubblico impiego e già nel 1993,quando venne approvato il decreto 29, si oppose ad un meccanismo che, all’epoca, era accettato dall’intero fronte sindacale.

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