Lo stanziamento da parte del Governo Meloni di 240 milioni per il rinnovo contrattuale di Istruzione, Università e Ricerca – una tantum e con fondi prelevati dallo stesso comparto – non cambia di una virgola la posizione del sindacato: a dirlo, alla ‘Tecnica della Scuola’, è Gianna Fracassi, segretaria generale Flc-Cgil. “Le risorse che sono state collocate per il rinnovo non sono sufficienti – dice la sindacalista -, perché leggiamo di interviste del ministro Zangrillo in merito e vogliamo dire che se vuole che il contratto Istruzione e Ricerca si chiuda deve aggiungere in legge di bilancio delle risorse. Quelle collocate oggi sono un terzo delle dovute: siamo al 6% di aumento contro il 18% di inflazione accumulata tra il 2022 e il 2024. Noi vogliamo chiudere il contratto: siamo disponibili a farlo, ma con risorse adeguate. Altrimenti, andremmo a firmare il contratto più povero rispetto agli altri settori pubblici: il settore ha necessità di una valorizzazione aggiuntiva”. Fracassi mette quindi i puntini sulle “i” anche sulla parte normativa e ribadisce che il sindacato “non è disponibile a sottrarre risorse contrattuali rispetto all’adeguamento degli stipendi per ‘robe’ finalizzate a pochi lavoratori e non alla totalità della categoria”.
Fracassi, come è andata con l’Aran?
Oggi abbiamo affrontato alcuni temi che riguardano l’alta formazione artistica e musicale, che è il nucleo fondamentale del contratto, cioè la questione delle risorse. Sconta ancora un tema, un punto e cioè il fatto che le risorse che sono state collocate per il rinnovo non sono sufficienti.
Lo dico perché leggiamo quasi quotidianamente delle interviste del Ministro Zangrillo in merito e vogliamo dire una cosa molto semplice: se vuole che il contratto istruzione ricerca si chiuda deve aggiungere in legge di bilancio risorse, perché sappiamo tutti perfettamente che le risorse collocate sono un terzo di quelle dovute. Noi i contratti li facciamo un triennio per volta: adesso, ci stiamo occupando del 2022/2024, che ha visto un’inflazione al 18% quindi nessuno la butta in politica come dice lui. L’unico che la sta buttando in politica è proprio lui, perché ha definito e stabilito la riduzione del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici. Quindi, vuole chiudere il contratto? Noi siamo disponibili a farlo, ma con risorse adeguate. Aggiungo posso aggiungere un tema, un tema per noi importante. Questo anche perché Scuola, Università, Ricerca e Afam hanno un gap rispetto alle altre amministrazioni pubbliche molto elevato. Cioè, questo è il contratto più povero se lo guardiamo rispetto agli altri settori della pubblica amministrazione. Lo dico perché si sta preoccupando del rapporto tra funzioni centrali e funzioni locali. Mi sembra che sia fuori dai radar del ministro la questione Scuola, Università e Ricerca, perché se questo significa che bisogna sperare che in legge di bilancio 2026 vi siano le risorse che voi in qualche modo rivendicate, chiediamo risorse aggiuntive in legge di bilancio. Questa è la richiesta che stiamo facendo ormai da mesi: siamo arrivati, come dire, nei pressi della legge di bilancio, da lì valuteremo anche la volontà di questo Governo a valorizzare o meno i lavoratori di un comparto così importante come il nostro.
Fracassi, a questo punto i tempi si allungano: insomma, possiamo dire che molto molto difficilmente avremo un rinnovo del contratto e quindi un aumento stipendiale entro la fine dell’anno?
La vedo molto complicata proprio, perché c’è una questione di fondo che riguarda le risorse sollevate dalla nostra organizzazione fin da subito, cioè si collochino le risorse aggiuntive per consentire un rinnovo dignitoso per questi lavoratori che sono penalizzati all’interno del lavoro pubblico, oltre che hanno necessità di una valorizzazione aggiuntiva. E si può procedere con la chiusura del contratto in una condizione, come quella dove siamo stati collocati: è molto complicato chiuderlo.
Un contratto che necessita anche di una revisione normativa: da questo punto di vista, a che punto siamo?
Abbiamo appena iniziato, non abbiamo ancora affrontato se non alcune partite importanti, come le relazioni sindacali, ma sul resto siamo ancora diciamo agli aspetti molto marginali.
Riguardo le nuove sanzioni, in particolare sulla quelle che potrebbe potenzialmente dare il dirigente scolastico, voi rimanete fermi sulla vostra posizione?
Noi non sottoscriviamo nessun genere di intervento su questo punto, se non si cambia il quadro di riferimento e se non si ripristina un modello come com’era quello antecedente alla riforma di qualche anno fa, cioè un modello che consenta di tutelare la libertà di insegnamento. costituzionalmente garantita.
Sul middle management più volte avete espresso la vostra contrarietà. Tuttavia, una forma di carriera, soprattutto per i docenti, al momento non c’è: cosa si potrebbe fare?
Intanto dobbiamo discutere di una valorizzazione economica e salariale che riguarda tutti perché il punto è sempre stato questo. Poche risorse e di queste poche risorse si vorrebbe come dire fare anche delle operazioni di sottrazione rispetto alla necessità di adeguamento dei salari; quindi questo è il problema, cioè non si fanno le risorse né tanto meno le carriere con i fichi secchi. Qui siamo sempre, come dire, nella medesima situazione, dopodiché già oggi però voglio sottolineare ai fautori del middle management, che il contratto prevede la valorizzazione di funzioni diverse. Quello che non va bene è assimilare queste figure a funzioni para dirigenziali.
Fracassi, qual è una delle proposte che voi porterete con forza all’Aran nei prossimi incontri?
La nostra proposta per quanto riguarda il personale docente è quella dell’inquadramento unico, sappiamo che deve essere un punto di arrivo perché non ci sono più le condizioni per determinare delle differenze tantomeno per l’accesso al titolo di studio e una piena valorizzazione e tutela degli istituti anche per i lavoratori a tempo determinato che, come sappiamo, soprattutto nella scuola, sono molte, molte migliaia. Chiaramente, abbiamo la necessità di ripristinare in questo contratto anche una forte contrattazione integrativa e un rafforzamento della contrattazione nazionale.
Sui diritti dei precari, voi siete da sempre al loro fianco e cercate di stabilizzarli, ma lottate anche sul fronte dei diritti.
C’è molto da fare, sì. E c’è molto da fare sul fronte dei diritti: con l’ultimo contratto abbiamo fatto dei passi in avanti. Però direi che possiamo arrivare a una piena equiparazione. Altre proposte molto fantasiose sento, con benefit di varia natura: noi nella nostra piattaforma, a disposizione di chiunque la voglia leggere, li abbiamo inseriti, però diciamo con grande simpatia a chi produce questo genere di proposte che per farle servono le risorse. E non siamo disponibili a sottrarre le risorse contrattuali rispetto all’adeguamento degli stipendi per ‘robe’ che, come dire, sono finalizzate a pochi o sono finalizzate diciamo non alla totalità della categoria.
Ancora sui precari, che continuano a essere assunti con numeri di poco superiore al turn over: non sembra esservi la volontà di combattere e vincere la cosiddetta supplentite?
Sembra di no, anche per il personale ATA c’è un blocco normativo che impedisce di superare il turn over, e infatti sta crescendo la bolla di precariato diciamo tra questo personale. Per quanto riguarda il personale docente c’è il problema che non si potrà chiudere la bolla di precariato fintanto che non si stabilizzano i posti, e per stabilizzarli serve la volontà politica del Governo di turno, altrimenti dei 200.000 posti circa a tempo determinato, fino al 30 giugno, quelli in organico di fatto cosiddetti in organico di fatto, non si assumerà mai nessuno.