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Contro Berlusconi pure i cattolici: altro che buono-scuola, dal suo Governo solo tagli

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Le dichiarazioni indirizzate dal premier Berlusconi alle mamme hanno determinato un coro di critiche verso quello che quello che è stato da molti considerato l’ennesimo attacco alla scuola pubblica ed ai valori della Costituzione. Non tutti, però, la pensano allo stesso modo. A favore del Presidente del Consiglio si schierano, ovviamente, gli istituti non statali. Che intravedono nell’auspicio del Capo del Governo una sorta di lasciapassare verso la concessione su scala nazionale del cosiddetto ‘buono-scuola’, attivato da alcuni anni in alcune regioni, come la Lombardia: la scelta, in questo modello, passa per le famiglie. Le quali, sulla base delle proprie preferenze e valori, hanno facoltà di individuare quale istituto assegnare il bonus.
I promotori di questo modello formativo non hanno, comunque, nessuna intenzione di mettere in concorrenza la scuola statale e quella privata. “Non esiste una contrapposizione tra scuole statali e non statali – ha tenuto a sottolineare l’Associazione di genitori delle scuole cattoliche (Agesc) – : entrambe si offrono alla scelta delle famiglie, e spesso gli stessi ragazzi fanno una parte del loro cammino formativo nella paritaria e un’altra parte nella statale, e ciò perché i genitori valutano per ogni ciclo scolastico l`istituto più adatto al bene dei figli”.
I genitori cattolici, però, non risparmiano le critiche al Premier, reo di essere il numero uno di un Governo le cui affermazioni sono ancora ferme (a tre anni dall’avvio delle legislatura) alle intenzioni. Anzi, l’operato dell’attuale Governo sembrerebbe aver paradossalmente messo in crisi proprio le scuole cattoliche, frequentate in Italia da oltre 800.000 alunni: “Siamo interessati – dicono i rappresentanti Agesc – a capire a quale ‘bonus per la scuola privata’ si riferisce il Presidente del Consiglio. Oggi infatti a livello nazionale non esiste nulla; se si parla del livello regionale, dobbiamo dire che proprio i tagli di questo Governo hanno costretto le poche Regioni che hanno introdotto il buono-scuola a ridurre a loro volta i sostegni alla libertà di educazione che avevano attivato”. Il riferimento è, in particolare, al mancato incremento dei finanziamenti alle scuole non statali, fermi ormai un decennio a 130 milioni di euro. Così i progetti regionali, che contavano proprio su questo Governo per ampliare l’offerta formativa privata, non sono mai decollati.
Dopo aver chiesto “interventi normativi e finanziari” per riparare a quella che reputano “una evidente ingiustizia sociale tutta italiana” (il riferimento è alla destinazione dei fondi pubblici quasi esclusivamente alle statali), i vertici dell’ Agesc inviano quindi allo stesso Berlusconi un vero e proprio appello: “occorre fare presto, altrimenti gran parte del sistema scolastico non statale, che fa risparmiare allo Stato sei miliardi di euro, rischia di scomparire”. Evidentemente, però, sinora la necessità di fare cassa sulle spalle della scuola (pubblica e privata) ha prevalso pure sulle convinzioni dei massimi esponenti della maggioranza.
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