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Coronavirus, la didattica a distanza non è inviare materiali: bisogna spiegare, programmare, contattare

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Inviare agli alunni dei materiali o delle dispense on line, non è fare didattica on line: lo ha sottolineato il ministero dell’Istruzione, con la nota 279 dell’8 marzo, nella parte intitolata proprio “Attività didattica a distanza”.

Le indicazioni del ministero

“Le istituzioni scolastiche e i loro docenti – si legge nella nota n. 279 – stanno intraprendendo una varietà di iniziative, che vanno dalla mera trasmissione di materiali (da abbandonarsi progressivamente, in quanto non assimilabile alla didattica a distanza), alla registrazione delle lezioni, all’utilizzo di piattaforme per la didattica a distanza, presso l’istituzione scolastica, presso il domicilio o altre strutture. Ogni iniziativa che favorisca il più possibile la continuità nell’azione didattica è, di per sé, utile”.

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Il ministero, tuttavia, “consiglia comunque di evitare, soprattutto nella scuola primaria, la mera trasmissione di compiti ed esercitazioni, quando non accompagnata da una qualche forma di azione didattica o anche semplicemente di contatto a distanza”.

Per il ministero, quindi, l’invio di semplici pagine (in formato jpg o pdf) non è sufficiente per poter asserire che si tratti di “lezioni” via internet: ogni docente, dunque, dovrà provvedere a fornire presentazioni (anche in power point), spiegazioni (testuali, vocali o video registrazioni) e approfondimenti di vario genere dell’argomento trattato.

Vale in primis per la scuola primaria

E questo discorso, se vale in assoluto, per tutti gli alunni, diventa imprescindibile per il primo ciclo scolastico, frequentato dagli alunni più in tenera età e quindi non sempre ancora in grado di decifrare delle richieste “sintetiche” di assolvimento dei compiti, senza spiegazioni a supporto.

L’obiettivo del ministero, infatti, è proprio quello di non lasciare “solo” l’alunno e decifrare i contenuti inviati, scongiurando in questo modo delle possibili errate interpretazioni.

Programmare e stabilire un contatto

Secondo il dicastero di Viale Trastevere, è “necessaria” una adeguata “attività di programmazione, al fine di evitare sovrapposizioni tra l’erogazione a distanza, nella forma delle “classi virtuali”, tra le diverse discipline e d evitare sovrapposizioni”.

“Va infatti rilevato (e ciò vale anche per i servizi all’infanzia) come i nostri bambini e le nostre bambine patiscano abitudini di vita stravolte e l’assenza della dimensione comunitaria e relazionale del gruppo classe. Anche le più semplici forme di contatto sono da raccomandare vivamente”.

Anche per gli alunni con bisogni speciali

Le medesime accortezze, se non maggiori, dovranno essere esercitata per gli alunni con disturbi dell’apprendimento e Bes: gli accorgimenti, ha precisato l’amministrazione scolastica, riguardano “l’intero gruppo classe, la cui dimensione inclusiva va, per quanto possibile mantenuta, anche con riguardo agli alunni con Bisogni educativi speciali”.

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