Quando si parla di formazione degli insegnanti in Italia, il confronto fra TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e i percorsi abilitanti INDIRE sembra quasi surreale. Due strade che dovrebbero portare a un medesimo traguardo – formare un docente qualificato – ma che in realtà non potrebbero essere più diverse per impegno, sacrifici, costi e valore formativo
Differenze di impegno
TFA
INDIRE
Il tema delle assenze è cruciale: nel TFA basta sforare i limiti per compromettere l’intero anno e perdere la possibilità di abilitarsi. Nei percorsi INDIRE, invece, la gestione online consente una flessibilità molto maggiore.
Costi e sacrifici
TFA
INDIRE
Chi può accedere? L’assurdità dei requisiti
Il vero paradosso è che ai percorsi INDIRE accedono i docenti con almeno tre annualità di servizio su sostegno, anche senza una formazione universitaria specifica in pedagogia o didattica, e i docenti con titolo estero, che seguono percorsi da 36 o 48 CFU, con o senza tirocinio a seconda del servizio già svolto in Italia. Spesso si tratta di laureati in materie linguistiche, scientifiche o altro, che si sono trovati a insegnare su sostegno senza una preparazione specialistica: per loro il percorso INDIRE rappresenta una scorciatoia rapida verso l’abilitazione. Al contrario, chi sceglie il TFA — spesso laureati in scienze della formazione, pedagogia, psicologia, educazione — si trova a dover ripetere concetti già affrontati in anni di studio, sacrificando tempo, energie e denaro, pur avendo alle spalle un percorso accademico pienamente coerente con l’insegnamento.
Due professionisti… davvero uguali?
Alla fine, sia chi segue il TFA sia chi percorre la via INDIRE ottiene lo stesso titolo abilitante. Ma la preparazione non è la stessa. La disparità è evidente e mina la credibilità del sistema. Il TFA resta un percorso valido e indispensabile per chi non ha una formazione specifica: in questo caso è giusto prevedere tirocinio e formazione completa. Tuttavia, per chi ha già costruito la propria carriera universitaria su pedagogia, scienze della formazione, psicologia dell’educazione, imporre lo stesso carico di obblighi appare sproporzionato. Servirebbe un modello più equilibrato, che riconosca i percorsi già fatti, eviti scorciatoie per alcuni e sacrifici eccessivi per altri. Solo così si potrà dare coerenza e credibilità al sistema di formazione degli insegnanti.
In sintesi: oggi abbiamo due percorsi che si contraddicono, creando disuguaglianze e frustrazioni. Serve una riforma che armonizzi criteri, impegni e contenuti, evitando scorciatoie da una parte e sacrifici sproporzionati dall’altra.
Caterina Stronati