Home Politica scolastica Cosa vuol dire che a settembre nelle scuole ci sarà boicottaggio?

Cosa vuol dire che a settembre nelle scuole ci sarà boicottaggio?

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Nelle pagine di Scuola24 in un articolo si legge: “Dalla riapertura delle scuole incombe il rischio di un anno scolastico buttato in polemiche, scioperi, scontri, boicottaggi della più varia natura, che avranno l’unico risultato di far perdere agli studenti di ogni età e di ogni tipo di scuola una fase importante della loro formazione. Questo potrà avvenire con la manipolazione neppur troppo difficile dei ragazzi, che sono materiale facilmente infiammabile, ma anche delle famiglie, molte delle quali sono altrettanto facile preda di una retorica della congiura che attecchisce senza problemi in tempi di crisi sociale”.

Quindi si prevede, come scia di una riforma scolastica calato dall’alto, senza ascoltare le categorie intermedie della scuola (insegnanti in testa), un boicottaggio didattico.

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In altre sedi si è parlato di “guerriglia stile Vietnam“, ma cosa vuol dire tutto ciò?

La risposta a questo interrogativo la si può trovare in un documento firmato da Camera Popolare del Lavoro; Studenti Autorganizzati Campani; Cobas Scuola Napoli; Coordinamento Precari Scuola Napoli; Coordinamento Regionale per la difesa della Scuola Pubblica; Ex Opg “Je so Pazzo”; Collettivo Autorganizzato Universitario; Coordinamento Kaos Napoli; Collettivi autonomi/Aula Flex/Aula LP, e denominato “Report degli incontri tra lavoratori/trici della Scuola, studenti, genitori e movimenti cittadini” svoltisi tra fine giugno e inizio luglio, dove al punto 5 dice: Boicottaggio dell’applicazione della “Buona Scuola” nei singoli istituti, tramite la formalizzazione di dichiarazioni di indisponibilità all’esecuzione di compiti previsti dall’introduzione di pratiche fortemente avversate, quali la valutazione interna dei docenti da parte di altri colleghi e l’assegnazione di “bonus” ai “meritevoli”.

E’ stata proposta la redazione di modelli di dichiarazione standardizzati, individuali o collegiali, da far circolare sui canali telematici e tra le scuole, una sorta di “obiezione di coscienza” dei docenti, la cui collaborazione è indispensabile all’avvio e all’attuazione della controriforma e il cui compatto “no”, dunque, è cruciale per metterla in discussione e vanificarla.

E’ stato altresì suggerito il blocco, fin da settembre, di tutte le attività aggiuntive, extracurricolari e di supporto (gite scolastiche, funzioni strumentali, corsi di recupero, adozione libri di testo etc.), per paralizzare materialmente le scuole e isolare i dirigenti-esecutori del piano di liquidazione della scuola uguale per tutti. Anche gli studenti medi hanno promesso azioni forti, sfidando i ricatti dei dirigenti, la repressione e l’atteggiamento ostile di troppi docenti, finora indifferenti o disinformati circa le sorti della scuola, i quali cooperano alla ristrutturazione della scuola in senso classista, gerarchico e padronale, e il cui atteggiamento ha costituito e costituisce un nodo teorico e pragmatico fondamentale per il prosieguo della lotta comune”. Aspettiamo settembre per vedere se i lavoratori della scuola dalla teoria passeranno alla pratica.