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Covid scuola, cosa provano gli adolescenti: nuovo Rapporto Unicef

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The future we want- Essere adolescenti ai tempi del COVID-19” è il nuovo Rapporto di Unicef, risultato di un processo di concertazione e condivisione che ha coinvolto adolescenti dai 15 ai 19 anni e diverse organizzazioni operanti a difesa e supporto dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Il Rapporto è nato per indagare come l’emergenza sanitaria abbia cambiato la percezione che gli adolescenti in Italia hanno del loro benessere, l’impatto che il COVID-19 ha avuto nelle loro vite e le lezioni apprese per un futuro più equo e sostenibile.

L’UNICEF, in seguito alle consultazioni effettuate e in linea con il dettato della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, con questo rapporto si fa portavoce delle istanze degli adolescenti emerse dal sondaggio The future We Want e chiede al Governo nazionale, ai Ministeri competenti, alle Regioni, ai Comuni e alle Organizzazioni della società civile. Per quanto riguarda, in particolare, la scuola, i giovani italiani chiedono di:

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  • garantire un accesso equo e sicuro ai dispositivi digitali (PC, tablet, smartphone) e alla connessione Internet da parte di tutti gli studenti;
  • Facilitare l’integrazione tra la didattica in presenza e la didattica a distanza;
  • Individuare, raggiungere e coinvolgere gli adolescenti in situazione di marginalizzazione, inclusi i soggetti a rischio di dispersione scolastica e i NEET;
  • Garantire maggiore omogeneità nazionale nell’offerta formativa e professionale per gli adolescenti;
  • Sperimentare nuove modalità di coinvolgimento degli studenti nelle decisioni relative all’organizzazione scolastica.

Il digitale

Tra i risultati dell’indagine è emerso che quasi la metà degli adolescenti che ha partecipato ritiene che il digitale li abbia uniti durante il lockdown, perché senza sarebbero stati più isolati, ma uno su tre ha dubbi in proposito e uno su 5 pensa invece che li abbia divisi, perché non tutti hanno avuto le stesse possibilità di accedere alle tecnologie e alla connessione; per quanto riguarda la didattica a distanza, quasi 6 adolescenti su 10 non si sono trovati in difficoltà con la digitalizzazione, ma 1 su 3 sì. Più di 6 studenti su 10 hanno comunque dichiarato che la digitalizzazione ha creato stress nello studio.

Questo il messaggio di Rick P., 21 anni, di Milano:

Riguardo al digitale, queste sono le istanze avanzate dai giovani:

  • Attuare un piano d’azione nazionale per l’istruzione digitale;
  • Investire maggiormente sulla diffusione capillare delle zone Wi-Fi free, al fine di ridurre il digital divide;
  • garantire un accesso affidabile e sicuro a informazioni vitali online da parte degli adolescenti, soprattutto durante l’emergenza;
  • Favorire lo sviluppo di nuove forme di cittadinanza attiva online, promuovendo il digitale come spazio per la libertà di espressione, l’uguaglianza e l’inclusione sociale degli adolescenti, in cui l’interazione tra diverse prospettive non deve prescindere dal contrasto ad ogni forma discriminazione, incluso l’hate-speech.

La DaD ha anche dei vantaggi

Tra le cose che i ragazzi apprezzano della scuola ai tempi del Covid, la maggiore flessibilità degli orari e partecipazione nella definizione del calendario con gli insegnanti (58%), seguita da classi di recupero per chi è in difficoltà (37%) e dall’utilizzo di materiale didattico online come integrazione ai testi. Solo un adolescente su 4 vorrebbe continuare a mantenere alcune sessioni di didattica a distanza, come Chiara L.R., 20 anni, di Caltanissetta:

E infine la Maturità

Così scrive Elisa C., 18 anni, di Viareggio:

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