Dopo la strage di Crans-Montana della notte di San Silvestro, in cui hanno perso la vita quaranta ragazzi, tra cui sei studenti italiani minorenni, c’è adesso la conta dei feriti, alcuni gravissimi, che rimangono al momento in ospedale. I compagni di classe delle vittime, rientrati a scuola da pochi giorni dopo le vacanze di Natale, stanno reagendo in vari modi.
Nelle varie scuole colpite dalla vicenda ci sono altarini, bigliettini, fiori e soprattutto banchi vuoti, come riporta La Repubblica. Interrogazioni e compiti in classe in molti casi sono sospesi. Ieri la terza D di un liceo di Milano dove studiano quattro feriti ha passato due ore con gli psicologici della task force della Società italiana di psicologia dell’emergenza per affrontare il trauma dei banchi vuoti.
“Quei banchi — spiega la psicoterapeuta Roberta Brivio — non andrebbero lasciati vuoti fisicamente perché significherebbe trovarsi davanti all’assenza costantemente. I banchi vuoti sono già dentro di loro”. “La presenza o l’assenza di un banco nelle aule delle vittime e dei feriti della tragedia di Crans-Montana è altamente simbolica e al tempo stesso un segnale concreto che ognuno interpreta in modo diverso. Anche senza conoscere le singole situazioni nelle classi coinvolte vale un principio: la decisione di toglierli o meno deve essere condivisa dal gruppo degli studenti che passa in quello spazio molte ore, dagli insegnanti e dalla dirigenza scolastica: in sostanza non deve essere una scelta che arriva dal mondo degli adulti perché potrebbe essere un’opzione che porta altra sofferenza”, così Matteo Lancini, psicologo, a Il Corriere della Sera.
“Togliere i banchi significa non volersi soffermare sul dolore. Un atteggiamento che è molto diffuso, soprattutto negli adulti. Nella mia esperienza di psicoterapeuta e nei miei libri sostengo che gli adolescenti sono più pronti degli adulti ad accettare il dolore e affrontarlo. L’acrobazia psicologica che dobbiamo fare per aiutare questi giovani è creare meccanismi fra negazione e monumentalizzazione della perdita. Ma tutto, nella cura d’emergenza, dipende dall’ascolto specialistico di chi si ha davanti”, ha aggiunto. “Spostare o meno un oggetto che può essere divinizzato per ricordare la vittima, richiede una lunga catena decisionale all’interno dell’istituzione scolastica: molti ragazzi hanno bisogno di esternare il dolore, altri invece si chiudono in se stessi; il banco vuoto può essere la miccia per innescare un dolore più forte o, al contrario, pacificare, dopo un periodo di lutto ragionevole, la sofferenza per la perdita”, ha concluso.
Nel frattempo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato della tragedia nel corso della conferenza stampa di inizio anno oggi, 9 gennaio, come riporta Fanpage: “Quello che è successo non è una disgrazia, è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro e pensavano di fare soldi facili. Le responsabilità devono essere perseguite. Non capivo perché quei ragazzi rimanessero nel locale, mentre c’erano già le fiamme. Perché non è stato fermata la musica? Perché non è stato detto ai ragazzi di uscire? Perché il Comune non ha fatto i controlli? Se davvero la responsabile è scappata con la cassa, bisogna essere implacabili. L’avvocatura generale dello Stato si è messa in contatto con la procura elvetica e con la procura di Roma, che ha aperto un fascicolo. Le norme italiane sono più rigide di quelle che ci sono in Svizzera, ma quando accadono queste cose ci si deve chiedere cosa possiamo migliorare”.
“Stiamo ragionando sulla possibilità di vietare nei locali al chiuso gli scintillii che vengono messi nelle bottiglie per festeggiare, perché sono un elemento di pericolosità”, ha detto Meloni.